
Dopo le tensioni, le neo-guida del comune capoluogo si presenta: "Ci aspetta un percorso a tappe forzate"
Massimo Vannuccini è il nuovo segretario del Partito Democratico per il comune capoluogo. Come anticipato nell’edizione di ieri, il 36enne è stato l’unico candidato a presentarsi all’assemblea di lunedì scorso al circolo di Bonelle, dopo il ritiro polemico di Claudio Giardi. Per Vannuccini si sono espressi a favore 38 votanti dei 40 presenti, a fronte di 65 aventi diritto: tra gli assenti, ovviamente molti sostenitori dell’altro candidato. Anche se il segretario provinciale Marco Mazzanti minimizza: "L’affluenza è stata buona, ho contato solo sette/otto assenze reali che gravitavano attorno al nome di Giardi. Dispiace che non siano venuti, ma da ora in poi occorre lavorare tutti insieme per creare le condizioni per una segreteria davvero unitaria, guidata da Massimo". Getta acqua sul fuoco, Mazzanti, con l’obiettivo di ricucire lo strappo che si è consumato nelle ultime settimane. Soltanto la composizione della nuova segreteria dirà se lo avrà centrato.
Quel che è certo è che il punto è stato portato a casa dai sostenitori della linea Vannuccini, in primis la consigliera regionale Federica Fratoni e l’ex sindaco Samuele Bertinelli, nonché il capogruppo in consiglio comunale Matteo Giusti. Niente da fare invece per chi sosteneva Giardi, con in testa il consigliere regionale Marco Niccolai e due esponenti di rilievo come Riccardo Trallori e Simona Querci. "Ma non è stata la vittoria di uno schieramento – ribadisce Mazzanti –: i 38 voti a favore sono stati trasversali, da ogni corrente. A conferma della bontà di una proposta arrivata da dieci segretari di circolo, che hanno visto in Vannuccini un profilo giovane ma già esperto, sia sul piano politico che amministrativo". "C’è stata una convergenza su un’idea di partito del futuro, non su una persona", aggiunge Giusti. "Dibattito costruttivo, è passata la linea del ricambio generazionale", evidenzia Yuri Martone, esponente dem valdinievolino.
Largo dunque a Vannuccini: laureato in storia, impiegato in Comune a Prato, è stato assessore della giunta Mangoni ad Agliana e poi candidato sindaco (sconfitto) nel 2019, prima di trasferirsi a Pistoia nel 2020. "Nel Pd ho sostenuto Renzi, poi Zingaretti e infine Schlein – racconta –. Adesso siamo in una fase in cui occorre rimettere il partito al centro, dialogando con tutti. In questo senso mi metterò subito al lavoro, per cucire e allargare gli orizzonti. Ci aspetta un percorso a tappe forzate, con le Regionali che incombono e poi verosimilmente le amministrative: contiamo di riprendere in mano una città in regressione, senza prospettive dopo otto anni di amministrazione nel segno della soprovvivenza". E nel mezzo, il congresso. "Io traghettatore? Lavorerò per costruire, poi vedremo se ci saranno le condizioni per proseguire l’opera anche dopo l’appuntamento congressuale. Nel frattempo spero di aver avviato qualcosa d’importante".
Il primo obiettivo è l’unità dunque. Dentro al partito e fuori, con la coalizione. "Dobbiamo costruire un’alternativa a questo pessimo governo di centrodestra – incalza Mazzanti –. Come? Con un programma condiviso insieme agli alleati. Dal Movimento 5 stelle a Italia Viva. È un lavoro politico che sto portando avanti con diverse interlocuzioni, mentre in consiglio c’è Giusti che lavora su temi e punti comuni con l’opposizione. Entro maggio contiamo di svolgere un’assemblea programmatica – rivela –, quello che emergerà sarà portato ai tavoli di confronto con gli alleati. L’ultima cosa sarà il nome del candidato sindaco: noi siamo la forza baricentrica, ma non vogliamo imporlo. Occorre individuare la figura migliore per il ruolo".
E anche sulle Regionali, i nomi – almeno ufficialmente – sono lontani: "Non abbiamo ancora cominciato la discussione – si trincera Mazzanti –: prima ci sono altri tasselli da incastrare". La verità, però, è che almeno quattro candidati su sei appaiono già certi di correre.
Alessandro Benigni