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I nostri approfondimenti. L’influenza della cultura pop sull’avvicinamento alle arti marziali: da Karate Kid a Van Damme

Anche manga cult protagonisti. Dragon Ball e Ken Il Guerriero. Opere che trasmettono. sacrificio e disciplina.

Anche manga cult protagonisti. Dragon Ball e Ken Il Guerriero. Opere che trasmettono. sacrificio e disciplina.

Anche manga cult protagonisti. Dragon Ball e Ken Il Guerriero. Opere che trasmettono. sacrificio e disciplina.

La cultura pop ha sempre avuto un forte impatto nell’avvicinare i giovani alle arti marziali. "La televisione aiuta molto a far sì che i bambini e i ragazzi si affaccino al mondo delle arti marziali, i famosi Karate Kid oppure ultimamente Cobra Kai ne sono un esempio, anche se queste rappresentazioni non riflettono sempre la realtà dell’allenamento", afferma Enrico Esterasi. "Io stesso ho intrapreso questo percorso fortemente ispirato da film, libri e fumetti, il manga Shamo su tutti", ammette Juri Villani.

Martin Meoni, influenzato dai film di Jean-Claude Van Damme e da manga cult come Dragon Ball e Ken il Guerriero, evidenzia come queste opere trasmettano valori come sacrificio, disciplina e perseveranza. Pietro Falco nota un’evoluzione nella rappresentazione mediatica, dove le arti marziali non sono più viste come sport violenti, ma come pratiche che contribuiscono al miglioramento fisico e mentale.

Anche Marco Morelli, Enrico Sostegni e Giorgio Tonarelli concordano sul fatto che il fascino dei prodotti pop possa attirare i ragazzi verso il dojo, ma solo chi riuscirà a trasformare questa fascinazione in una passione autentica continuerà nel tempo. Il vero spirito marziale si trova nell’impegno costante e nel rispetto reciproco. L’approccio all’agonismo L’approccio alle arti marziali varia tra chi le pratica per competere e chi lo fa per passione personale. "Noi abbiamo sia agonisti sia amatori, ma nessuno deve essere costretto a gareggiare", afferma Enrico Esterasi, "poiché il valore di un atleta si misura nel suo impegno e nella crescita personale". Marco Morelli considera l’agonismo una parte essenziale del percorso: "Comporta un impegno notevole perché il livello delle competizioni nella federazione che noi rappresentiamo, la Filjkam, è altissimo", pur apprezzando i benefici anche per gli amatori.

Juri Villani e Martin Meoni non fanno distinzione tra agonisti e amatori, credendo che tutti dovrebbero allenarsi insieme per migliorare. Marcellino Esposito promuove un approccio collaborativo, dove il compagno di allenamento è una risorsa per crescere. "Noi non celebriamo il campione, ma offriamo ai nostri giovani l’avventura dello sport accanto a momenti di riflessione e culturali", afferma il maestro. Pietro Falco nota che molti allievi iniziano per svago, ma con il tempo si sentono sempre più sicuri di sé e iniziano a voler competere. Enrico Sostegni sottolinea che, sebbene pochi allievi si dedichino all’agonismo, la competizione ha un valore educativo e sociale, aiutando i praticanti a confrontarsi in un ambiente sano e stimolante.

Simone Pennetta

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