MARIO FERRARI
Politica

I partiti lontani dai giovani, Bersani: “Servono leader in grado di dire: cambiateci con le vostre idee”

L’ex segretario Pd di fronte a studenti e insegnanti ammette: "Un manuale non c’è. Ma bisogna aprire varchi di dialogo perché domani i problemi di oggi saranno sulle loro spalle”

L’ex segretario del Partito democratico Pierluigi Bersani

L’ex segretario del Partito democratico Pierluigi Bersani

Pisa, 9 aprile 2024 – “Non c’è un manuale per far rinascere la passione politica nei giovani": è questa la premessa di Pierluigi Bersani, ex segretario Pd, rivolgendosi agli studenti nell’incontro promosso ieri dal Cidic (Centro per l’innovazione e la diffusione della cultura) dell’ateneo pisano sul tema Nuove generazioni e politica: una passione da ricostruire? , introdotto dal rettore Riccardo Zucchi. Ciò che può fare la politica per uscire dalla confusione e risvegliare nei giovani l’ardore per l’impegno sociale, secondo Bersani è "aprire varchi attraverso il dialogo e la comprensione: un giorno tutti i problemi che affliggono le nuove generazioni verranno portati in spalla dai ragazzi che continueranno a cercare un loro spazio per combattere queste battaglie".

Poi una sottolineatura forte sulla necessità di garantire sempre spazi alla libertà d’espressione: "Gli studenti devono dire sempre ciò che pensano. Devono parlare e avere dibattiti e noi adulti dobbiamo incoraggiarli anziché reprimerli. In questo modo si aprono varchi per far entrare i giovani nella politica". Ma non sempre, sostiene Bersani, va così: "Sul piano democratico - ha proseguito, sferzando il governo Meloni – i ragazzi sono stati presi di mira negli ultimi tempi. Uniamo i puntini: da un lato sono state fatte misure contro i rave party, insufficienze in condotta se qualche studente occupa un liceo, manganellate e repressioni; dall’altro abbiamo diciassette condoni edilizi, l’eliminazione dell’abuso di ufficio, lavori d’appalto senza gara e l’aumento circolazione del contante, si sbeffeggia la magistratura e si mettono le mani sulla stampa e l’informazione. Vista la situazione, secondo me, con modi pacifici e non con la violenza, ribellarsi è giusto. Anche perché altrimenti imbocchiamo davvero un percorso buio".

Un sentimento di rabbia e ribellione che, però, spesso non viene legittimato o addirittura capito dalle forze politiche. "Le nuove generazioni hanno una situazione inedita davanti - ha detto l’ex segretario dem - perché il mondo ha perso la bussola: guerre, disuguaglianze, clima ed economia sono interrogativi che pretendono una risposta che nessuno sembra avere. È un fatto mondiale che ricorda la generazione del secondo dopoguerra. I giovani di tutto il mondo avevano altri valori rispetto a quelli dei genitori. Sono venuti fuori il bisogno di emancipazione, autonomia, antipaternalismo e da fatti locali venne fuori un’onda che ha cambiato tutto".

Oggi può tornare un nuovo Sessantotto? Una domanda alla quale l’esponente Pd risponde affermativamente "pur con nuove tematiche: ambiente, diritti, immigrazione e sensibilità sono valori specifici di questa precisa generazione e la politica deve essere pronta a connettere ciò che di buono c’è stato prima con questa nuova sensibilità, anziché essere confusa".

Per questo, ha concluso l’ex segretario Dem, "servono leader di partito che dicano ai giovani ‘entrate e cambiateci’, ma per farlo è necessaria sia l’autorevolezza sia la voglia di fare sul serio, ecco perché è più facile per qualcuno provare a delegittimare le loro battaglie: però non potranno farlo per sempre, il futuro è in mano loro".

Bersani è intervenuto anche sui temi politici di più stretta attualità, a cominciare dalle tensioni tra Pd e M5S, ricordando che i due partiti "hanno già governato insieme nel periodo più buio della storia della repubblica, quando c’era da contrastare una pandemia, e quel governo è piaciuto agli italiani". Per quanto, ha avvertito, "è necessario abbassare i toni, perché la gente è alle prese con un rischio atomico e sta subendo una destra che rompe nel profondo i legami sociali che tengono assieme un Paese: quindi c’è bisogno di reagire, non di litigare".