SOFIA VENTURA
Politica

5 Stelle, il sogno e la realtà

Il commento

13 aprile 2016 - Agli interrogativi sul futuro del Movimento 5 Stelle ora, con la scomparsa di Gianroberto Casaleggio, appare ancora più difficile fornire risposte. Il ruolo di Casaleggio è sempre stato circondato da una sorta di mistero. Non vi sono, tuttavia, dubbi che il movimento, pur nella sua complessità, sia il frutto di una sua intuizione originaria e che sino a oggi si sia mosso soprattutto seguendo una regia che prendeva corpo nella Casaleggio Associati e nella mente di questo originale personaggio che immaginava un mondo senza più ideologie e potere, organizzato attraverso i flussi di comunicazione resi possibili dalla rete. La Casaleggio Associati è stata fino a oggi un pilastro del movimento, che ha coniugato spinte locali con la leadership popolare di Beppe Grillo. Un’organizzazione che ha avuto come collante, nonché strumento operativo e di elaborazione ideologica, il web e il blog di Grillo, ma gestito dal gruppo di Casaleggio. Con l’affermazione a livello nazionale, nel 2013, e la nascita di gruppi parlamentari, le dinamiche all’interno del M5S sono divenute più complesse.

Si è affermato un nuovo gruppo dirigente e si sono sviluppate nuove tensioni. La questione che oggi si pone è quanto le nuove figure del Movimento accetteranno il permanere del ruolo della Casaleggio Associati, ove da anni opera il figlio del fondatore, Davide, da taluni descritto, secondo Jacopo Iacoboni de La Stampa, un personaggio autoritario, ma non autorevole.

È difficile immaginare che al figlio sia accordato il riconoscimento di cui godeva il padre; che coloro che nel Movimento hanno acquisito peso e popolarità accettino una guida già da tempo considerata problematica e ora priva della legittimazione del capo carismatico. Da un lato ciò potrebbe significare un ulteriore passo verso la "normalizzazione". Innanzitutto con un più pragmatico compromesso tra il «sogno» di una democrazia del web e gli imperativi della politica democratica. Inoltre, tanto più che lo stesso Grillo sembra muoversi verso un progressivo disimpegno, non essendoci figure di indiscusso carisma (tale non mi pare possa essere considerato Luigi Di Maio), non è escluso che una normalizzazione (e autonomizzazione dalla "casa madre") possa dar luogo alla sperimentazione di una leadership condivisa, o più condivisa rispetto ai fenomeni di personalizzazione conosciuti in questi anni.

Tuttavia, rimane il dubbio sulla capacità dei giovani dirigenti di mantenere quella specificità che ha consentito al Movimento di attrarre sentimenti di protesta e domande di innovazione in assenza delle idee e delle strategie del fondatore. La sua figura, lo abbiamo visto già dalle reazioni di ieri, non solo del mondo grillino, ma in generale della classe politica – Mattarella lo ha definito un politico innovativo e appassionato –, potrà rappresentare un richiamo importante per il M5S, ma non basta. Più che risposte, dunque, andandosene Casaleggio lascia molte domande, domande che non riguardano solo il Movimento da lui immaginato, ma l’intero sistema, poiché, con una destra allo sbando, oggi il M5S costituisce l’unica forza politica che può prefigurare, in questo Paese, l’alternanza, in alternativa a una nuova edizione di un sistema bloccato al centro.