LUCA BONGIANNI
Cronaca

Lo sfogo di una mamma: “Mia figlia nel mirino dei bulli, la scuola non ci aiuta”

Il racconto del calvario di una madre: “Non può un istituto minimizzare fenomeni così delicati. Sono preoccupata”

Studenti all’uscita di scuola (foto di repertorio)

Studenti all’uscita di scuola (foto di repertorio)

Pontedera, 6 aprile 2025 – “Basta, a scuola non ci voglio più andare”. È l’8 dicembre, una serata come un’altra, che mamma e figlia decidono di passare al Cineplex a vedere un film. Iniziano qui le preoccupazioni di una madre che vede sua figlia Emma (usiamo un nome di fantasia per tutelare la ragazza minorenne, ndr) triste e sempre più chiusa in sé stessa. “Mi fanno notare che mia figlia sta passando molto tempo al telefono – spiega la madre – così, quella sera, al rientro a casa, le chiedo cosa sia successo per arrivare a non voler più tornare a scuola”. Emma nel suo percorso scolastico, in questa scuola di Pontedera, ha sempre avuto voti alti, racconta la mamma, ed era la prima volta che manifestava questa ritrosia.

“A scuola mi dicono brutte parole” resta vaga. “Brutte parole, cosa?” incalza la mamma. “Mi dicono che sono… depressa”. Il dialogo con la figlia porta così alla luce una situazione complicata che si è venuta a creare con alcuni compagni e compagne di classe. Ma non si arriva al punto. Così la mamma ci spiega come è poi arrivata a scoprire la verità. “Non lo faccio mai e non mi piace, ma quando si addormenta le prendo il telefono e scorro le chat fino a trovare una confessione che lei ha fatto ad un amico. “Mi dicono che sono una lesbica“ leggo. Così decido di parlare con lei. Me lo confessa. Ci abbracciamo, ci piangiamo e ci ridiamo su”. Quindi i primi passi per provare a risolvere la questione che si era venuta a creare con i compagni di classe. “Prendo il telefono e chiamo la responsabile – racconta la mamma – ci viene chiesto di partecipare ad un colloquio alla quale partecipa anche mia figlia e la preside. Lei era molto chiusa e tremava. Siamo a ridosso delle vacanze di Natale e ci assicurano che al rientro verrà applicato il Protocollo bullismo”.

Quindi trascorrono le festività natalizie e si torna a scuola. “Il protocollo non è mai stato applicato ma non solo – la delusione della mamma – riprendono gli insulti e gli spregi. Mi rimetto in contatto con la responsabile e stavolta l’atteggiamento è quasi scontroso. Mi dice che non le risultano atteggiamenti simili e che le ragazze che hanno questi comportamenti non sarebbero soggetti a rischio. Mi chiede un nuovo incontro dove deve essere mia figlia a denunciare la situazione. Mi arrabbio. Lo sanno tutti che un bambino bullizzato va in difficoltà e si chiude in sé stesso. E allora mi chiedo se c’è dolo o totale impreparazione. Non può una scuola minimizzare fenomeni così delicati che a quell’età saranno determinanti nella crescita di un ragazzo o di una ragazza. Sono preoccupata, perché mia figlia dovrà fare in questo istituto tutto un altro anno”.