LUCA BONGIANNI
Cronaca

"Non trasferirò gli animali in un’altra stalla"

Prosegue il braccio di ferro tra Gianni Pesce e il comune di Pontedera che ha emanato un’ordinanza in scadenza il 22 agosto

di Luca Bongianni

"Queste bestie non le spostiamo dalla stalla di Treggiaia, il trasferimento non lo abbiamo mai preso in considerazione. Vogliamo lavorare, se ci fanno lavorare". Gianni Pesce, collaboratore dell’azienda agraria Pesce Nicola, proprietaria della stalla de I Fabbri di Treggiaia, non ha intenzione di adempiere al primo provvedimento contenuto nell’ordinanza del sindaco di Pontedera, Matteo Franconi, che risale al 22 luglio scorso. Nel documento si chiede di predisporre (entro 30 giorni, quindi entro domenica) di uno studio localizzativo che preveda l’allontanamento della stalla dal centro urbano di Treggiaia. Il mancato rispetto di questo provvedimento, tanto atteso dai residenti de I Fabbri che da due anni lamentano forti maleodoranze nella frazione, comporterà – si legge nell’ordinanza – "il successivo divieto di esercizio della stessa attività di allevamento".

Ma se la prima soluzione del trasferimento del bestiame non verrà ottemperata, è prevista un’alternativa. Questa avrà una scadenza di 90 giorni dal momento in cui si ritiene esclusa la prima opzione. Si chiede dunque "la realizzazione di una vera e propria stalla coperta con un sistema di ricambi aria controllato e dotato di sistemi di abbattimento, l’adozione di misure di contenimento degli insetti molesti e una corretta gestione del letame, a partire dalle lettiere sino alla sua destinazione finale". Superata quindi l’ipotesi del totale trasferimento del bestiame in altre stalle, la proprietà cercherà dunque di allinearsi a queste linee guida. "Stiamo cercando di capire meglio come queste misure debbano essere adottate – ha detto Pesce – nel frattempo puliamo molto più spesso le lettiere e portiamo il letame in altre stalle". Oltre a questo è stato disposto il divieto di spandimento del letame a distanza inferiore di 500 metri dal nucleo abitato de I Fabbri e il divieto di esercizio dell’attività in Val di Cava per un numero di capi superiore a 300 fino all’eventuale delocalizzazione del bestiame (che sarebbe esclusa) o fino alla realizzazione degli interventi disposti come seconda opzione. Ieri nella stalla c’erano 480 capi.

"Ma stiamo valutando – spiega Pesce – di scendere anche fino a 300, magari portandoci capi Chianini che hanno bisogno di più spazio e così ottimizziamo". Infine nell’ordinanza è stata richiesta l’adozione di "un sistema di registrazione delle movimentazioni relative a stallatico e digestato, con le relative logistiche organizzative". I residenti seguono la vicenda con preoccupazione mista a cauto ottimismo. "Siamo contenti che finalmente, dopo anni, è venuto fuori un provvedimento che prova a tutelare i nostri diritti – ha detto Nicola Montagnani, un residente de I Fabbri –. Noi abbiamo il diritto di non respirare aria insalubre e finché la situazione non sarà risolta definitivamente non smetteremo di farci sentire. Purtroppo ora ci siamo abituati ma in alcuni giorni, con alcune condizioni climatiche, non riusciamo a respirare". Il cattivo odore è stato molto forte in questi mesi estivi. "Ho la prima casa più vicina alla stalla – dice Debora Minuti – e ci sono giorni in cui non possiamo aprire le finestre, con questo caldo. Non possiamo cenare fuori come volevamo quando abbiamo comprato la casa qua. E queste abitazioni si stanno svalutando, tra il cattivo odore che persiste e la presenza costante di mosche e insetti".