
Infermieri (foto repertorio)
Pontedera, 28 gennaio 2022 - Sarà una mobilitazione nazionale indetta per oggi dal sindacato Nursind. Uno sciopero proclamato dal sindacato degli infermieri dettato da una sequela di problemi al palo: le condizioni di lavoro «inaccettabili», gravi di responsabilità sempre più forti, il rapporto infermiere-paziente inadeguato, gli stipendi bassi, il riconoscimento delle competenze infermieristiche. Ne parliamo con Daniele Carbocci, segretario provinciale di Nursind. Carbocci, è possibile quantificare l’adesione allo sciopero del personale infermieristico che lavora all’ospedale Lotti e di quello impegnato sul territorio? «In molti che lavorano nei reparti avrebbero voluto scioperare, ma saranno in servizio. Pensiamo agli infermieri contingentati o a chi lavora nei reparti oncologici. Mentre molti infermieri del territorio incroceranno le braccia. In sostanza, l’adesione sarà massiccia e non meraviglia, dato lo stremo delle forze cui sono arrivati gli infermieri e anche gli operatori socio-sanitari in questi quasi due anni di pandemia».
Uno tsunami professionale, ma che in questo momento, dal punto di vista della malattia, sta colpendo nel vivo anche gli operatori sanitari. Possiamo stilare un numero di infermieri attualmente non in servizio perché positivi al Covid? «I numeri sono fluidi, perchè se oggi, ed è un esempio, ve ne sono 10, può accadere che domani si negativizzino 20 operatori. Di sicuro, è in difficoltà la terapia intensiva dell’ospedale Lotti, con una decina di infermieri risultati positivi al virus».
E per quanto riguarda gli altri reparti e gli operatori impegnati nella medicina territoriale? «Come ho detto, vi è una fluidità che rende difficoltoso un calcolo del genere. Ma, per difetto, saranno circa una quarantina gli infermieri, fra ospedale e territorio, assenti dal lavoro perché risultati positivi al virus».
La carenza dgli opertori non è un problema che il virus ha scoperchiato, ma viene da lontano. Quanti sono gli infermieri che mancano, in generale, in ospedale e sul territorio? «La carenza strutturale viaggia dalle 50 alle 70 unità, oltre a una trentina di operatori socio-sanitari».
E le assunzioni arrivate durante la pandemia? «Sono state gocce in un oceano. Intanto in questi due anni sono andati in pensione molti infermieri, non tutti rimpiazzati. Poi sento dire dalla Asl Nord Ovest che ha assunto personale. Io rispondo sì e no, perché sono stati stabilizzati operatori con contratto a tempo determinato o interinale che erano già in servizio e di assunzioni ex novo ne abbiamo viste poche. C’è poi un altro fatto, grave».
Quale? «Alcuni infermieri si sono licenziati, non riuscivano più a reggere lo stress».
Quindi resta un saldo negativo, di fatto. «Esatto. Qualche unità in più non basta a colmare la grossa voragine. Per questo scioperiamo, per la dignità che merita il nostro mestiere, per garantire una turnazione adeguata e per garantire anche un rapporto adeguato fra numero di infermieri e numero di pazienti da seguire».