CARLO BARONI
Cronaca

Traffico di mezzi militari, l’inchiesta. A processo raffica di assoluzioni

Operazione Broken tank sulla violazione dell’embargo con la Somalia: nei giorni scorsi la sentenza

Era contestato il traffico illecito perché i mezzi, dismessi dall’esercito non erano stati “demilitarizzati“, cioè non privati degli accessori e servizi utili alle operazioni militari

Era contestato il traffico illecito perché i mezzi, dismessi dall’esercito non erano stati “demilitarizzati“, cioè non privati degli accessori e servizi utili alle operazioni militari

Quando scattò l’operazione "Broken Tank" ("carri armati rotti"), nel 2017, su una presunta associazione a delinquere finalizzata al traffico di materiali di armamento, ci furono arresti e sequestri anche fra il Comprensorio del Cuoio e Pontedera. Sotto la lente della procura distrettuale antimafia di Firenze erano finiti mezzi che – secondo gli inquirenti – dismessi dall’Esercito Italiano, erano commercializzati ancora dotati di caratteristiche militari che risultavano solo parzialmente rimosse.

In alcuni casi i mezzi, durante le indagini, furono ritrovati su camion, talvolta fatti a pezzi per trasportarli in Somalia dove i somali, residenti anche in zona, avevano contatti e facilità di accesso. Per l’accusa il sistema avrebbe operato soprattutto in Toscana, cercando mezzi militari non demilitarizzati, e facendoli arrivare (in qualche caso dipinti di colori per mimetizzarne la natura militare), nel Paese africano nei confronti del quale vigeva all’epoca dell’inchiesta l'embargo totale Onu e Ue. Le spedizioni sarebbero avvenute per container ed i pagamenti attraverso il sistema fiduciario arabo Hawala – illegale in Italia, perché consente di movimentare somme non tracciate non tracciabili – utilizzato da alcuni degli imputati di nazionalità somala. Le spedizioni avvenivano dal porto di Anversa in Olanda con destinazione Mogadiscio. I mezzi dall’Italia raggiungevano il Belgio via terra. In sede di processo la procura ha sottolineato come, che i container con cui venivano spediti i veicoli militari erano in ogni caso destinati alla Somalia trovava conferma in numerose conversazioni intercettate. In Somalia, dove i mezzi sarebbero stati riassemblati, il commercio sarebbe stato gestito da persone sul posto mai identificate.

Le posizioni di tre somali nell’ambito del processo scaturito dall’inchiesta "Broken Tank" furono definite nel 2018 in abbreviato a Firenze. Per gli altri (trasportatori, demolitori, spedizionieri), a vario titolo finiti con contestazioni diverse nell’inchiesta, e ritenuti facenti parte della rete messa in piedi dai somali, il processo al dibattimento si è svolto davanti al collegio del tribunale di Livorno nel quale hanno fatto breccia, si apprende, le tesi difensive che hanno puntato sull’insussistenza delle condotte, o comunque sulla buona fede degli imputati. Il processo – nel quale fra i difensori in aula c’è era l’avvocato Roberto Nocent del foro di Pisa – si è concluso nei giorni scorsi con una raffica di assoluzioni. Il Pm aveva chiesto pene dai 2 a 3 anni e mezzo, a seconda dei reati contestati.

Carlo Baroni