FEDERICO BERTI
Cronaca

Akira Kurosawa. Al Terminale tributo Mabuse

Da martedì il ciclo dedicato al maestro giapponese. Si parte da Vivere ispirato da un testo di Tolstoj. .

Per fortuna il cineclub Mabuse ci ricorda quanti e quali maestri del cinema siano entrati nella storia della settima arte. Uno di questi è indiscutibilmente Akira Kurosawa, nato a Tokyo nel 1910 e scomparso sempre a Tokyo nel 1998. Un autore studiato ancora in tutte le università di cinema che attraverso la sua filmografia ha acceso i riflettori su un mondo sconosciuto e lontano: la sua terra, il suo Giappone, le sue tradizioni animate dagli uomini e dalle loro passioni.

Vedremo cinque delle sue pellicole più famose, da martedì 4 marzo a martedì primo aprile al cinema Terminale. Tutte le proiezioni saranno in versione originale con sottotitoli in italiano. Biglietti 6 euro, ridotti 5.

Ad aprire la rassegna il 4 marzo alle 21 Vivere del 1952, che prende spunto da una novella dello scrittore russo Lev Tolstoj, con protagonista l’attore simbolo del cinema di Kurosawa, Takashi Shimura, rimasto inedito in Italia per anni. Martedì 11 alle 21.15 Yojimbo – La sfida del samurai del 1961 con la più grande star del cinema nipponico, che ha avuto anche una carriera internazionale, ovvero Toshiro Mifune che vinse addirittura la coppa Volpi a Venezia per questa interpretazione (fu scelto da Steven Spielberg per 1941 – Allarme ad Hollywood). Un grande film che fu d’ispirazione per Sergio Leone e il suo Per un pugno di dollari, scaturendo anche in una battaglia legale con l’accusa di plagio.

Cane randagio del 1949 invece sarà sul grande schermo della sala di via Carbonaia martedì 18 alle 21.15. Il 25 marzo sempre alle 21.15 Sanjuro del 1962 ancora con Toshiro Mifune. Chiude l’omaggio del Mabuse il 1° aprile alle 20.30 il film più popolare e internazionale di Kurosawa, I sette samurai. Con questa pellicola del 1954 Akira Kurosawa conquista definitivamente il mondo dei cinefili, entrando nell’Olimpo del cinema. Siamo nel periodo Sengoku, più o meno corrispondente al nostro Rinascimento. In un piccolo villaggio, alcuni abitanti decidono di assumere alcuni Ronin per difendersi dalle violenze e dalle minacce di alcuni delinquenti.

"In Kurosawa sento il grande spettacolo che è tutto, fiaba, storia, racconto, romanzo, messaggio". Così Federico Fellini amava spesso definire il famoso "collega" del Sol Levante.

Federico Berti