Anna Beltrame
Cronaca

Ritrovata la bandiera della pace da record. Era da anni in un magazzino a Vergaio

Un’artigiano tessile chiama la sindaca: “Ilaria, ce l’ho io”. Il vessillo in ottimo stato. Fu realizzata nel 2003 per la guerra in Iraq e portata in Calvana

Mauro Franceschini, la sindaca Ilaria Bugetti, Giacomo e Valentina Bindini con la bandiera dei record (foto Attalmi)

Mauro Franceschini, la sindaca Ilaria Bugetti, Giacomo e Valentina Bindini con la bandiera dei record (foto Attalmi)

Prato, 2 aprile 2025 – “Ilaria che cerchi la bandiera?”. “La bandiera?” “Sì, la bandiera. La bandiera del Braschi...”. “La bandiera della pace?!?”. “Quella. Se la cerchi, ce l’ho io”.

E’ andata così. Una telefonata alla sindaca Bugetti, tre mesi dopo l’appello da lei lanciato al Pecci: chi ha notizie della bandiera della pace dei record, parli. L’arcobaleno lungo un chilometro e pesante quasi dieci quintali non è sparito, come molti temevano. Dopo più di vent’anni è spuntato fuori da un magazzino di Vergaio, dal nome Sa.bi.ro., gestito dai fratelli Giacomo e Valentina Bindini, che hanno appreso dal babbo il mestiere di cenciaioli. Ed è in perfette condizioni di salute.

E’ una storia tutta pratese, quella della bandiera della pace. A raccontarla è proprio la sindaca Bugetti. “Conosco Giacomo da tanto tempo – dice –, mi ha chiamato pochi giorni fa. Ilaria, che cerchi la bandiera... All’inizio mi sembrava impossibile, nessuno ci sperava più. E invece da anni e anni era lì, portata da Fabrizio Braschi, che aveva avuto l’idea di realizzarla”. Braschi, ex assessore con Claudio Martini, poi sindaco di Calenzano, è purtroppo scomparso due anni fa. Il vessillo fu cucito con le stoffe pratesi da Ob Stock perché diventasse non solo un simbolo di pace, ma anche di unità, in qualche modo della città: era il 2003, le bombe cadevano sull’Iraq, all’epoca si disse fosse la bandiera della pace più grande mai esistita.

Ma torniamo a Vergaio, nel 2025. L’artigiano tessile non lo ha saputo dai social che la bandiera era scomparsa, non lo ha letto su internet, non lo ha sentito in tv. Qualche giorno fa ha incontrato un conoscente, che aveva letto sulla Nazione che si cercava quell’enorme arcobaleno e e che ne aveva parlato anche la sindaca. Un discorso capitato quasi per caso. A Giacomo Bindini allora si è accesa una lampadina nella testa, gli è tornato in mente del Braschi che era passato dal magazzino, tanti anni prima, e che la bandiera forse sapeva lui dove trovarla. Così stato: era proprio a Vergaio, in via Sorgnanese.

“La cosa incredibile – aggiunge la sindaca Bugetti – è che è in condizioni quasi perfette. Giusto un po’ da ripulire ai bordi, ma per il resto sembra nuova, con i colori che brillano ancora. Qualche volta ha piovuto dentro il magazzino, in tutti questi anni, ma nel punto in cui era riposta la bandiera, mai. E’ molto bello che sia stata ritrovata, a Prato dove tutto va finire in stracci, ma tutto si ritrova come diceva Malaparte...”.

Cosa farne adesso? Intanto sistemarla e ripulirla. C’è però una data alle porte, il 25 aprile, la festa della Liberazione, proprio il giorno in cui nel 2003 la grande bandiera venne portata in alto, verso il cielo, in Calvana. Oltre mille pratesi parteciparono all’impresa, accompagnandola piano piano da Cantagrilli a Poggio Cocolla: molti sono convinti che quella giornata e quella bandiera abbiano contribuito a far crescere l’interesse per la Calvana, i suoi paesaggi, le camminate. In tempi foschi come questi è bello immaginare che i colori della pace possano un’altra volta dipingere il verde delle nostre montagne, ma anche le colline o le campagne andrebbero bene. Altro che i fantomatici kit di sopravvivenza in caso di attacchi militari, altro che i coltellini svizzeri suggeriti da qualche commissaria europea. Oggi c’è bisogno dei colori di Prato.