SILVIA BINI
Cronaca

Commissione antimafia: "Sistema criminale radicato in città". Secretate le audizioni

Le azioni urgenti: una task force di magistrati specializzata e una legge che tuteli in modo più efficace chi denuncia lo sfruttamento lavorativo .

Alcuni membri della. commissione antimafia all’uscita dalla prefettura (Attalmi)

Alcuni membri della. commissione antimafia all’uscita dalla prefettura (Attalmi)

C’è qualcosa di profondamente emblematico nella visita che la Commissione parlamentare antimafia ha compiuto ieri a Prato. Non tanto per la sua inedita presenza fisica — è la prima volta che l’organismo parlamentare mette piede ufficialmente in città — quanto per ciò che quella presenza ha finito per certificare: "L’esistenza, ormai conclamata, di un vero e proprio sistema mafioso di matrice cinese, radicato nel tessuto economico e sociale locale". Lo dicono al termine delle audizioni i parlamentari di centrosinistra e quelli di centrodestra. Non un’ipotesi né una semplice preoccupazione, ma un dato di fatto sul quale il governo ha puntato l’attenzione.

Il cuore della questione non risiede solo nel numero delle imprese irregolari, né nel ricorso sistematico allo sfruttamento lavorativo. Il punto nevralgico è che a Prato opera una struttura criminale organizzata secondo modalità tipiche delle mafie: "intimidazione, violenza, controllo del territorio, gestione monopolistica delle attività economiche, silenziamento del dissenso", ha evidenziato la senatrice Pd, Vincenza Rando. E, come spesso accade in questi casi, la cappa del silenzio è alimentata non soltanto dalla paura, ma da una rete di connivenze, passività e, talvolta, vera e propria complicità.

Non è un caso che una parte rilevante delle audizioni svolte dalla Commissione con il procuratore Luca Tescaroli siano state secretate. Una scelta che certifica la necessità di proteggere indagini in corso, che si muovono proprio nella direzione del riconoscimento giuridico di un’associazione mafiosa e di eventuali sinergie tra la malavita straniera e quella italiana. Di fronte a questo scenario serve una risposta articolata, che tenga insieme il piano normativo e quello operativo. Da un lato, si rende necessaria una legge che tuteli in modo più efficace chi denuncia lo sfruttamento lavorativo, oggi non abbastanza tutelato di fronte alle ritorsioni, una spinta normativa auspicata anche dallo stesso Tescaroli. Dall’altro, è urgente la creazione di una task force specializzata: non necessariamente sarà una sezione distaccata della Dda, Direzione Distrettuale Antimafia, ma più probabile un pool di magistrati con competenze specifiche, che possa agire in modo coordinato e continuativo. Prato, del resto, non è una città qualunque. "C’è necessità di implementare l’organico della magistratura perché il fenomeno della mafia cinese desta seria preoccupazione per la pericolosità, per la sicurezza dei cittadini e perché altera la libera concorrenza nel mercato", ha detto il presidente del Comitato sulle mafie straniere, Pietro Pittalis (FI).

Prato è da tempo un laboratorio economico e sociale dove il modello di integrazione si è scontrato con una realtà parallela fatta di opacità, illegalità diffusa e, oggi per la prima volta, è emerso in modo più chiaro di sempre, Prato è una città con una presenza criminale organizzata. La forza lavoro impiegata nelle aziende tessili — spesso connazionali della stessa comunità cinese — è sottoposta a ritmi disumani, in ambienti che sfuggono alle normative. Ma il vero salto di qualità si verifica quando la violazione delle norme diventa metodo sistemico, imposto con la forza e protetto dal silenzio.

A confermare la gravità della situazione è stata proprio la scelta di Tescaroli di chiedere la secretazione del suo intervento: una mossa che, nella prassi delle audizioni parlamentari, non si registra con frequenza. Significa che ciò che si è detto tra quelle mura potrebbe compromettere inchieste cruciali, e che siamo di fronte a un livello di penetrazione criminale profondo. La politica, ieri ha dimostrato di aver compreso la posta in gioco. Fratelli d’Italia rivendica di essere stato il primo partito a volere con forza questa visita; il Pd, per parte sua, ha spinto perché essa si concretizzasse il prima possibile: la delegazione della commissione Antimafia ha incontrato il Procuratore Tescaroli, la sostituta procuratrice Laura Canovai, il Prefetto Michela La Iacona, il Questore Pasquale De Lorenzo, il comandante provinciale dei Carabinieri, colonnello Francesco Schilardi e il comandante provinciale della Guardia di finanza, generale Enrico Blandini.

La presenza della Commissione è dunque un primo, importante segnale che a livello nazionale i fari sono puntati su Prato. Le mafie si nutrono di zone grigie e di economie che calpestano diritti e dignità. Ed è su questo terreno che si misurerà quanto la risposta che la città si aspetta sarà all’altezza del problema.

Silvia Bini