
Una scena da «Si può fare», il film con Bisio sulle coop nate per aiutare i ragazzi con problemi di salute mentale
Prato, 31 agosto 2016 - Un milione di euro per promuovere l’occupazione di 145 persone con disabilità mentale. E’ quanto si è aggiudicato la Società della Salute Area Pratese con il progetto «M.A.D.E. in Po», acronimo di «Misure di Accompagnamento contro il Disagio e l’«Esclusione attraverso l’Inserimento in Percorsi Occupazionali». Fondi europei che permetteranno di favorire l’occupazione di 145 disabili psichici e persone con problemi di salute mentale di Prato e Provincia (in carico ai servizi socio-assistenziali, sanitari e/o socio-sanitari), creando così le condizioni per prevenire e contrastare situazioni di esclusione, emarginazione e discriminazione.
«Per la prima volta intercettiamo dei finanziamenti europei per quanto riguarda il sociale, fondi che saranno interamente devoluti a persone svantaggiate che avranno così la possibilità di entrare nel mondo del lavoro. – ha commentato Luigi Biancalani, presidente della Società della Salute e assessore ai Servizi sociali – Una risposta concreta all’insegna dell’inclusione e dello sviluppo personale».
Made in Po è un progetto biennale, di cui il cuore è costituito da una formazione di circa tre mesi, laboratori nelle aziende per un massimo di sei mesi e stage di nove mesi. Le altre fasi riguardano monitoraggio, valutazione del progetto e disseminazione dei risultati, che coinvolgerà nel comitato tecnico scientifico le associazioni dei familiari dei disabili. Hanno già aderito al progetto, oltre a Confartigianato, 30 aziende che operano nel settore dei servizi alla persona, dello sport, dell’agricoltura e cooperative sociali del terzo settore. Grazie a questo progetto saranno presi in carico con selezione e valutazione funzionale 145 soggetti, tra cui anche giovani appena usciti dalle scuole superiori. Almeno 105 di loro saranno poi accompagnati in azienda. «Il nostro obiettivo è valutare ogni singola persona, le sue caratteristiche e capacità, e realizzare poi dei percorsi di inclusione personalizzati – ha aggiungo Michele Mezzacappa, direttore della Sds -. Per ognuno abbiamo quindi pensato a una soluzione differente che sia compatibile con le sue attitudini e la sua storia lavorativa. Grazie a questo bando possiamo dare un’opportunità maggiore a coloro che purtroppo non hanno molte altre alternative».
Al termine del percorso un comitato tecnico scientifico, al cui tavolo siederà anche un rappresentante dell’associazione dei familiari, valuterà il lavoro fatto.