ROBERTO BALDI
Cronaca

Il cavallo che ha stregato la Francia Ora Valzer ci prova nella Capitale

È cresciuto al Centro Ippico Mediceo, alle pendici di Poggio a Caiano, dove Massimo Barbini allena i cavalli della scuderia Mistero. Oltralpe ha collezionato vittorie. Mercoledì correrà il Gran Premio Turilli

di Roberto Baldi

Si chiama Valzer di Poggio (Poggio a Caiano, per intendersi, dal nome del Centro Ippico Mediceo di via Roma che ti si propone con tanto di cartello alle pendici di Poggio a Caiano), il ‘personaggio’ sportivo pratese più celebre del momento, pronto a partire per il Premio Turilli che si tiene mercoledì all’ippodromo delle Capannelle a Roma, uno dei più importanti della stagione ippica nazionale. Valzer è cresciuto da puledro nel centro mediceo , dove Massimo Barbini allena i cavalli della scuderia Mistero di proprietà di Giorgio Sandi, ex manager di Sisal e Snai. Valzer, nemmeno ci pensa nella sua paziente immobilità, mentre gli vengone carezzate le caviglie nella stalla più riguardosa del centro e il cavallo quasi sorride e ti vien fatto di pensare che non tutti i cavalli sono uguali: alcuni sono nati per vincere. Il problema sarà verificare la condizione dopo un periodo di riposo obbligato e indurre la giusta motivazione. Sì, perché Valzer, italiano e pratese a tutti gli effetti, porta le stigmate della grandeur francese, avendo corso le gare precedenti in Francia, sotto la guida di Jean Michel Bazire, il celebre entraineur francese con cui ha vinto 392.990 euro, risultando il cavallo straniero con maggiori vittorie in Francia. Un piccolo contrattempo a un’unghia (le unghie del cavallo sono importanti come i pugni del pugile) lo ha riportato temporaneamente all’allevamento pratese, sotto le cure dei più noti veterinari italiani, senza perdere il sussiego del Varenne nostrano (il più grande trottatore italiano di tutti i tempi), pur avendo antenati non eccelsi: il padre Love You e una madre Glory di Poggio a Caiano, dove l’antenato più celebrato è sempre stato un certo Francesco di Marco Datini. Dopodiché è arrivato lui, Valzer, a ‘danzare’ sulle piste francesi.

"Quanto prima ci sarà il ritorno in Francia – ci spiega Massimo Barbini, dopo avercelo mostrato nel suo aspetto sussiegoso – perché là si corre sui 2000 metri, (mentre in Italia la distanza delle maggior parte delle corse è quella del miglio, 1.600 metri), più adatti a un cavallo di grossa stazza atletica e più remunerativi di quelle italiane. Perché bisognino fa trottar la vecchia, come si usa dire, ed anche i cavalli che si sostentano attraverso le loro prestazioni. Appuntamenti come quello di Roma sono comunque irrinunciabili. Importante è mantenere qui nel nostro centro i fondamenti di ogni successo che si rifanno all’allenamento e alla comunicazione tra uomo e cavallo nei principali aspetti della fiducia, il rispetto, la connessione".

A seguire Valzer molti fans pratesi e l’intera famiglia Barbini (i figli Thomas e Vanessa e la signora Cristina) oltre ai frequentatori del Centro Ippico mediceo via Roma 592, confinante con le Pavoniere, uno dei più estesi della regione nel raggio di 54 ettari attrezzati per allevamento, maneggio, corse ad ostacoli e trotto, sessanta cavalli da equitazione, cento da trotto, figli anche di padri nobili come Varenne, ormai stallone a Pavia procreatore di ben 2000 figli, fra cui alcuni pratesi, che stanno consumando l’erba del Centro e si preparano alle future avventure.

Un’area da poco acquistata, quella del Mediceo, che sta già diventando punto di ritrovo come centro estivo di scuole ippiche (32 ragazzi già iscritti quest’anno), oltre che attrattiva podistica in un lussureggiare di ampi spazi, piste per trotto e corse ad ostacoli, evasione all’aperto, specie diverse di animali, scoperte che si sono proposte nei recuperi attraverso lavorazioni in atto. E cavalli di ogni età accanto a lui, Valzer di Poggio, i muscoli fortemente rilevati al di sotto della rete delle vene, distesi sotto la pelle sottile, mobile e liscia come raso. La testa asciutta, con gli occhi in rilievo, luminosi e vivi, che si allargano verso le froge in una linea volitiva e nello stesso tempo dolce. Come l’intera famiglia Barbini, che fa dell’accoglienza e dell’ospitalità una caratteristica peculiare di un Centro che ha avviato un cammino di restaurazione e ci permette di fuggire dai disagi della nostra esistenza quotidiana.