
Il dialogo nasce tra i banchi. Prato modello di integrazione. Ora ispira una proposta nazionale
Si torna a parlare di scuola e di classi multietniche. Torna a farlo Irene Manzi, responsabile nazionale scuola, ieri da Prato, capitale di integrazione da dieci anni alle prese nella gestione (non sempre facile) dell’accoglienza di bambini e bambine stranieri. L’iniziativa ’La parola fa cittadinanza’ è nata per lanciare una proposta nazionale come base di partenza per le realtà che come quella pratese devono confrontarsi con un tessuto sociale formato da tante etnie e con una altisssima percentuale di studenti stranieri. Qui la media di alunni stranieri raggiunge il 30%, la metà dei quali cinesi, con scuole simbolo che superano percentuali del 70%.
Pochi giorni fa a scaldare il dibattito politico era stato il post pubblicato su X in cui il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, affermava che "nelle classi la maggioranza degli alunni deve essere italiana".
"In questi giorni alcuni esponenti della destra, compreso il ministro dell’Istruzione, sono arrivati a proporre classi differenziali o un tetto alla presenza degli studenti migranti nelle aule. Noi puntiamo, invece, ad ascoltare e incontrare chi promuove e realizza buone pratiche con l’obiettivo di metterle a sistema per realizzare un modello di integrazione uniforme in tutto il Paese. Per farlo occorrono meno proclami e più risorse - dice Manzi -. Per questo siamo venuti a Prato, provincia con il più alto numero di alunni con cittadinanza non italiana, per ascoltare chi l’integrazione la pratica ogni giorno e per capire quali siano le strategie migliori per potenziare l’apprendimento degli alunni stranieri, migliorando le competenze e riducendo i tassi di dispersione e abbandono scolastico". È dalla nostra città dal 2015 è impegnata per l’inclusione degli alunni, che è scaturito parte del documento firmato Pd che contiene dieci punti di buone pratiche da applicare.
"Un modello semplice, ma funzionale", dice Sandra Bolognesi, ex dirigente scolastica e coordinatrice tavolo scuola Pd Prato. "Le nostre scuole da oltre dieci anni si sono attivate per trovare proposte e risolvere i problemi che possono derivare dalla convivenza di tante etnie che parlano lingue diverse".
Il tema centrale è appunto quello della lingua, il nodo della questione non è tra stranieri e italiani, ma tra italofoni e non italofoni per questo la prima proposta contenuta nel documento riguarda il monitoraggio delle competenze linguistiche degli alunni e delle alunne con background migratorio proponendo al termine di ogni ciclo di scuola di costruire un sistema di monitoraggio delle competenze linguistiche. Un sistema di mediazione linguistica per l’accoglienza delle alunne, degli alunni e delle loro famiglie. "I neo arrivati e i genitori hanno necessità di esser accolti con l’ausilio di mediatori linguistici culturali per essere orientati nel contesto scolastico", così come "è necessario promuovere l’utilizzo dei servizi educativi e delle scuole dell’infanzia".
Per il Pd "Sono ineludibili anche azioni volte a riconoscere e valorizzare le lingue parlate dagli alunni, promuovendo materiali multilingue".
"La diversità culturale è una risorsa positiva, è scientificamente provato. E’ solo la mancanza di risorse che può trasformare queste opportunità in problemi", aggiunge Bolognesi. "Manca oggi un sistema nazionale che garantisca pari opportunità educative su tutto il territorio". Risorse da impiegare nell’assunzione di professori laureati nella classe di concorso 023 relativa all’insegnamento della lingua italiana per alunni di lingua straniera e mediatori culturali".
"Prato è un grande modello di integrazione che il governo deve tenere in considerazione - aggiunge Ilaria Bugetti, candidata sindaco per il Pd -. Senza dotare le scuole di risorse è impossibile permettere a tutti gli alunni di raggiungere la conoscenza della lingua italiana, primo strumento di comunicazione tra studenti e quindi di dialogo".
Silvia Bini