
Il celebre soprano Giuseppina Cobelli: fu. Tosca per l’inagurazione del teatro
"Ora ’un si va più a Firenze, Firenze gli’ha venire a Prato!". In questa eclamazione di uno spettatore, riportata dalle cronache dell’epoca, c’erano tutta la soddisfazione, la gioia e l’orgoglio della città, al termine del primo spettacolo che il Politeama ospitò, esattamente un secolo fa, oggi. Fu una Tosca leggendaria quella messa in scena per l’inaugurazione del grande teatro tenacemente voluto da Bruno Banchini, il 2 aprile 1925.
L’ex campione di pallone elastico a questa impresa aveva dedicato tutto se stesso. Intanto le ricchezze che aveva accumulato grazie allo sport, che a fine ’800 era popolare quanto il calcio di oggi: per lui non solo gli ingaggi delle partite, ma anche i profumati compensi delle tournée all’estero, soprattutto in Spagna e in Argentina (come oggi potrebbe accadere a Messi o a Mbappé). E poi le sue energie, che certo non mancavano, la tenacia con cui riuscì a realizzare il sogno di quel teatro. Ci vollero anni per demolire i caseggiati intorno a Palazzo Leonetti che aveva comprato a inizio ’900, ma anche per accumulare altro denaro, grazie agli incassi del cinematografo Kursaal, che dal 1908 portò in via Garibaldi i grandi successi del cinema muto, e a quelli del Mikado, lo spazio divertimenti all’aperto nel quale dal 1911 i pratesi d’estate potevano incontrarsi per un aperitivo, cenare, giocare a tiro a segno. E ci vollero altri anni per risolvere gli adempimenti burocratici e finalmente costruire il grande teatro, con l’avveniristica cupola apribile progettata da Pierluigi Nervi.
Quel giorno di un secolo fa Banchini, che aveva girato il mondo e con il pallone elastico vinto tutto, era così felice ed emozionato, da non riuscire a proferire parola, quando all’inaugurazione il comitato cittadino che si era costituito per ringraziarlo gli donò tre busti: quelli Verdi, di Puccini e il suo.
"Il Politeama, opera d’arte, inaugurato con un’opera d’arte ascoltata da tremila persone acclamanti ed entusiaste. Poiché tutto era perfetto, le scene, la musica, i cantanti", questo scrisse La Patria, cento anni fa. Per l’opera d’arte, la Tosca di Puccini, fu chiamato il celebre soprano Giuseppina Cobelli: all’epoca era una star applaudita in tutti i teatri d’Italia. Ad accompagnarla, testimonia il libretto di sala, sessanta professori d’orchestra del Sindacato orchestrale fascista pratese, con quaranta elementi della Società corale Giuseppe Verdi, "che tanto si è distinta nelle stagioni liriche del Regio Teatro Metastasio". Fu il primo atto di "Una storia d’amore" lunga 100 anni, come dice il titolo delle celebrazioni che il Politeama sta organizzando. Con un’altra Tosca a novembre, insieme a Camerata, Met e Manifatture Digitali.
Anna Beltrame