MARIA SERENA QUERCIOLI
MARIA SERENA QUERCIOLI
Cronaca

In arrivo i dazi sul vino. Prudenza a Carmignano: "A nessuno conviene"

Nelle cantine del Montalbano moderato timore per le misure di Trump "Però questa sparata del 200% ha bloccato parte degli ordini per gli Usa".

Rossella Bencini Tesi della Fattoria di Bacchereto

Rossella Bencini Tesi della Fattoria di Bacchereto

I dazi degli Usa sul vino influiranno sulle vendite del Carmignano? I produttori del Chianti del versante fiorentino hanno espresso nei giorni scorsi molta preoccupazione sul futuro del commercio oltreoceano e accennato anche a possibili ripercussioni sull’occupazione. Insomma, siamo entrati nella "tempesta perfetta" per l’economia del distretto.

Sul Montalbano le opinioni restano ancora prudenti anche se è giunta la cosiddetta "ora X" quella in cui si saprà, a breve, cosa potrebbe accadere.

"Personalmente ritengo che questa sparata di dazi pari al 200% sia stata fatta più per clamore ma che poi rimarrà inattuata – dice Filippo Contini Bonacossi della Tenuta di Capezzana – perché per ogni dollaro che arriva in Italia per la vendita del vino ce ne sono più di 4 che restano in Usa, quindi non credo convenga a nessuno, in primo all’America. Quello che è certo che questa sparata ha bloccato tutti gli ordini in corso per gli States ed approssimandosi la stagione calda questo, per un vino rosso importante come il Carmignano, si ripercuoterà sicuramente in maniera negativa sul risultato finale nella vendita negli Usa". Secondo i produttori locali grosse contromisure è difficile prenderle essendo gli Usa il principale mercato per il vino italiano. "Fortunatamente – aggiunge Contini Bonacossi – per Capezzana il suo peso è alto circa il 25% delle vendite, ci sono aziende molto più sbilanciate di noi, cercheremo sicuramente di sviluppare il mercato interno, per noi da sempre il più importante, ma anche altri mercati a partire da quelli asiatici che hanno grande possibilità di crescita, nuovi mercati e consolidare quelli storici. Comunque, direi che siamo davvero in una tempesta perfetta, dove bisogna triplicare gli sforzi". Altri produttori preferiscono aspettare per vedere cosa accadrà: "Per quanto mi riguarda – dice Rossella Bencini Tesi della fattoria di Bacchereto – preferisco preoccuparmi quando il problema sarà diventato concreto, per il momento vedo che c’è solo una minaccia di ritorsione per dei dazi reali applicati dall’Europa sul Bourbon whisky. Una reazione ad una provocazione. Noi viticoltori non possiamo fare altro che attendere. Personalmente penso che sarebbe intelligente da parte dell’Europa rinunciare ai dazi sul whisky e chiudere la questione". Per l’America mettere in crisi il settore delle importazioni del vino significherebbe anche creare difficoltà a importatori, ristoratori, hotel, enoteche, tutta una grossa fetta di americani che lavora con i vini italiani (e non solo) e sarebbe un po’ come darsi la zappa sui piedi.

La crisi del vino esiste ma, secondo i produttori, è un tema da affrontare nelle sedi deputate, non riconducibile alla minaccia dei dazi di Trump e non è di adesso, si è manifestata dopo l’estate 2023 e si è protratta nel 2024. "E’ un dato inconfutabile – conclude la titolare della fattoria di Bacchereto – e tutte le cantine ne hanno risentito, al punto che in certe zone anche blasonate l’uva della vendemmia 2024 è stata venduta sfusa per non vinificarla per non intasare le cantine di vino invenduto. Non è questa la sede – conclude – per analizzare le molteplici concomitanti ragioni di questa congiuntura: il primo paese a risentirne sono stati proprio gli Usa, con le esportazioni praticamente ferme".

M. Serena Quercioli