
Nei giorni scorsi i lavoratori metalmeccanici sono tornati in piazza per chiedere il rinnovo contrattuale
La mobilitazione della categoria dei metalmeccanici per il rinnovo del contratto nazionale da una parte e dall’altra per una revisione della disdetta unilaterale da parte di Confindustria Toscana Nord degli accordi territoriali dell’area pratese non intende placarsi. Anzi, dopo lo sciopero e il grande corteo del 26 marzo scorso, la lotta sindacale non vuole mollare la presa.
"Per quanto riguarda il rinnovo del contratto nazionale siamo fermi – dice Stefano Angelini, segretario generale di Fiom Cgil Firenze Prato Pistoia – se Federmeccanica non convocherà un tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali si continuano gli scioperi. La piattaforma fino ad ora proposta da Federmeccanica non coglie nessuna delle richieste avanzate. E pone dei vincoli salariali: una perdita salariale impatta sul condizioni sociali locali. Condizione per cui abbiamo con le altre organizzazioni sindacali ricercata, la solidarietà da parte delle istituzioni locali , in primis dai comuni. Il non esprimere il senso di solidarietà, esprime distanza dai propri cittadini". Angelini in particolare si riferisce alla proposta lanciata un mese fa unitariamente come Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil ai Comuni della Città metropolitana "di sostenerci e proiettare questo messaggio sulle facciate dei municipi. Abbiamo ricevuto una risposta corale e non scontata da parte di molti Sindaci, dal Mugello fino alla Val d’Elsa, con grande spirito di solidarietà ed entusiasmo. Colpisce il silenzio del Comune di Firenze e la lontananza di questa istituzione da una lotta di democrazia e giustizia sociale, come anche quello della sindaca di Prato".
Angelini ribadisce che "il contratto nazionale è baluardo di democrazia nei luoghi di lavoro, baricentro di interessi contrapposti tra lavoratori e aziende che definisce diritti e doveri di ciascuna delle parti, elemento di tenuta sociale".
C’è poi il capitolo Prato in cui i lavoratori e le lavoratrici sono alle prese anche con la disdetta degli accordi territoriali in essere da più di mezzo secolo. La discussione al momento è ferma alla lettera inviata ad inizio febbraio dalle organizzazioni sindacali a Ctn in cui i sindacati sottolineavano "l’incomprensibile tentativo di rompere le relazioni sindacali sul territorio" e rimarcavano di trovarsi di fronte ad "una decisione inopinatamente in controtendenza: mentre tutte le aziende italiane e le relative associazioni datoriali cercano di migliorare la competitività anche attraverso la premialità, Ctn riduce le retribuzioni pensando che possa stimolare la produttività".
Uno stallo che si spera possa avere una svolta nell’incontro previsto a breve tra sindacati e associazione datoriale. Per i sindacati ancora oggi la disdetta è considerate illegittima e quindi "possiamo pensare anche ad intraprendere vie legali nei confronti di quelle aziende che abbiano intenzione di allinearsi alle indicazioni di recesso da parte di Confindustria".
Sa.Be.