REDAZIONE PRATO

La posizione di Confindustria: "Le barriere tariffarie minano l’economia: sono un errore"

La preoccupazione di Matteini, presidente di Ctn, con l’avvento dei dazi voluti da Donald Trump ed il possibile impatto sul distretto. Gli scenari. Unica certezza è la gabella sull’automotive .

L’eccellenza del tessile pratese deve fare i conti con le fibrillazioni internazionali

L’eccellenza del tessile pratese deve fare i conti con le fibrillazioni internazionali

E’ stata una vigilia di apprensione per il distretto quella di ieri in attesa di sapere come (e se) i dazi dell’amministrazione di Donald Trump vanno a penalizzare la produzione tessile. Un distretto che si deve confrontare con gabelle nuove partendo dalla sua identità: oltre alla qualità delle produzioni, Prato non può prescindere da due peculiarità quali una filiera fatta di piccole e medie imprese e l’export come carta vincente. Gli umori degli imprenditori dalle settimane scorse sono attraversati da una forte preoccupazione anche per un 2025 segnato da sfide, come tensioni geopolitiche e costi energetici lievitati. In risposta a queste preoccupazioni, il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha rassicurato gli imprenditori pratesi, definendo il distretto un "vero campione di economia circolare" e sottolineando l’importanza della qualità del made in Italy per mantenere la competitività sui mercati internazionali, nonostante l’introduzione dei dazi. "Per ora l’unica certezza, molto negativa, riguarda il dazio del 25% sull’automotive operativo già da oggi (ieri, ndr) – afferma Daniele Matteini, presidente di Confindustria Toscana Nord –. Sul resto, solo anticipazioni non univoche sull’entità dei dazi (le ipotesi sul 20% sono solo ipotesi), sul criterio della loro applicazione (concepita in aggiunta ai dazi già esistenti o con riassorbimento di questi), sulla loro omogeneità di applicazione ai prodotti (solo ad alcuni o a tutti indiscriminatamente) e ai paesi di provenienza (gli stessi paesi europei, che pure costituiscono un mercato unico, potrebbero ricevere un trattamento differenziato)". Per Ctn "quanto si sta prospettando merita la più profonda stigmatizzazione: alzare barriere tariffarie negli scambi internazionali significa minare la crescita e lo sviluppo dell’economia mondiale, fare del male a sé e agli altri".

L’aspettativa dell’associazione confindustriale è da sempre un’altra: "veder ridurre o azzerare i dazi". A questo punto "la speranza è che i paesi adottino comportamenti commerciali che favoriscano gli scambi e non li ostacolino, in un contesto ispirato ai valori del fair trade e di una corretta e libera competizione". Pur nella consapevolezza che "le condizioni di competitività fra i diversi paesi sono oggettivamente diverse e che, per esempio, le imprese italiane soffrono di molte penalizzazioni, dai costi energetici alle carenze infrastrutturali, dall’inefficienza complessiva del sistema alla pesante imposizione fiscale, solo per citarne alcune", sottolinea Matteini.

Il presidente di Ctn si interroga sugli effetti dei dazi Usa, se confermati, e prova a tracciare uno scenario che potrà derivare anche dalla risposta dell’Unione Europea. "I prodotti non sono tutti uguali. C’è una differenza fondamentale, per esempio, fra prodotti finiti destinati al consumatore e semilavorati e materiali di base – si spinge a spiegare Matteini – . I beni di questa seconda categoria sono funzionali alla produzione del paese che li importa: gravarli di dazi (innescati dagli Usa o stabiliti dall’Unione Europea in un’ottica di reciprocità) significa danneggiare le proprie aziende. Puro autolesionismo".

Matteini analizza un’altra variabile rappresentata dal luogo di lavorazione finale dei prodotti, che non necessariamente coincide con la sede dell’importatore. "Se un’azienda americana acquista materie prime o semilavorati per processarli in un paese terzo, normalmente li fa esportare dal venditore direttamente verso quel paese – riflette il presidente – .In questo caso i dazi Usa non rilevano per l’esportatore e nemmeno per l’importatore di paesi terzi.

Ci sono poi aziende non americane già presenti dal punto di vista produttivo negli Usa e che potranno rispondere potenziando i loro insediamenti già esistenti, con soddisfazione dell’amministrazione americana ma comunque senza troppi scossoni per le imprese in questione".

E allora dove si potrebbe manifestare il maggior impatto dei dazi? Per Matteini non c’è dubbio, ovvero "sulle imprese che direttamente, senza alcun passaggio intermedio o triangolazione, esportino prodotti finiti nel mercato Usa. Nel territorio di Confindustria Toscana Nord questi casi sono probabilmente considerevoli, ma impossibili da individuare finché il quadro non sarà più chiaro".

Dunque se le mosse di Trump saranno in qualche misura confermate, per Matteini "sono innumerevoli le variabili che potranno innescarsi, non ultime, anche quelle monetarie e finanziarie".