La rabbia dell’ex moglie: "Non sapevo dei soldi. Io non ho fatto nulla". Striscione in tribunale

Katiuscia Carrone è arrivata presto al palazzo di giustizia e ha incontrato il cognato che avrebbe avanzato dubbi su un suo coinvolgimento. Le amiche della donna: "Nessuno se lo aspettava: una famiglia perbene".

Uno striscione bianco, srotolato in piazza del Duomo, con scritto "Giustizia per Alessio e per sua figlia". Ieri mattina c’erano l’ex moglie di Alessio Cini, Katiuscia Carrone, e due sue amiche ad attendere l’arrivo, all’ingresso del Tribunale per l’udienza di convalida del fermo, di Daniele Maiorino, 58 anni di Prato, arrestato la notte di giovedì per l’omicidio di suo cognato, colpito alla nuca e poi dato alle fiamme nel cortile della loro casa alla Ferruccia di Agliana. A stendere lo striscione le amiche della vedova di Cini e di sua figlia. Maiorino, che è detenuto nel carcere di Santa Caterina a Pistoia, è arrivato poco prima delle nove, con la polizia penitenziaria. Il suo sguardo si è incrociato per pochi istanti con quello della cognata, evidentemente provata dopo la tragedia. A pesare sui suoi pensieri, evidentemente, anche il fatto che nei giorni subito dopo la tragedia, la figlioletta sia stata ospitata proprio nella casa del presunto omicida.

"Io sono sconvolta", ha detto Katiuscia Carrone all’uscita dei legali del cognato, dopo aver appreso che Maiorino aveva avanzato dubbi anche su un suo coinvolgimento nella vicenda. "Io non ho fatto niente – ha ribadito Carrone – e non stavo più con mio marito da anni. Dei soldi non sapevo niente". "Siamo tutti sotto choc da quando abbiamo avuto la notizia – racconta un’amica della vedova –. Oggi siamo qui per Alessio e per sua figlia, per una bambina che conosciamo a fondo e a cui vogliamo molto bene. Non puntiamo il dito contro nessuno, perché gli indizi per noi portavano da un’altra parte. Lo striscione è stato fatto per una bambina a cui, in questo momento più che mai, vogliamo stare tutti vicini". "Ci conoscevamo molto bene tra le famiglie, e tra genitori – spiega l’altra amica –. Non me lo aspettavo, sembravano tutte brave persone, una brava famiglia, anche quella degli zii. Non mi è mai sorto il dubbio su di loro. Noi siamo qui per la figlia di Alessio. Ovviamente vogliamo che si faccia giustizia anche per lui, ma ora bisogna pensare anche a chi sta soffrendo. La figlia di Alessio è una bambina che è sempre stata con noi. Ci ho parlato e lei sta male – aggiunge –, piange e vorrebbe vederci, vorrebbe vedere la mamma. Anche perché lo zio la consolava ma la portava anche contro la mamma, a quanto abbiamo capito. Lei non riesce a crederci. Già da subito ha detto non può essere stato lo zio. Il fatto è che non sa a chi credere e di chi fidarsi. E poi è sconvolta –conclude –, perché se è stato davvero lui, è la persona con cui è stata finora. Mai ci saremmo immaginati che potesse essere lo zio. Mai nella vita. Lui è sempre stato bravo. Ma se ha fatto una cosa del genere, sarebbe davvero terribile".

M.V.