
Anna Viliani, la donna è stata uccisa dal figlio nella casa di Montepiano
Anna e la sua famiglia abitavano a Montepiano da circa trent’anni e anche se hanno cercato di nascondere, per vergogna e per dignità, i problemi economici e di salute, la gente del posto aveva capito tutto e per quanto possibile ha cercato di aiutarli.
"E’ inutile oggi piangere sul latte versato – dice Francesca Cavicchi, titolare della pizzeria di viale della Repubblica e amica di Anna – quando questa situazione di disagio sociale era ben conosciuta e segnalata. Finché il ragazzo ha frequentato le scuole si può dire che stava benino, era inserito in un mondo diverso. Poi c’è stato il precipizio, aggravato dalla povertà. Chi è entrato in precedenza in quella casa, oggi non può meravigliarsi perché sa che non c’era la luce, che vivevano al freddo senza riscaldamento. Non da ora ma da anni".
Il ragazzo aveva frequentato le scuole superiori a Castiglione dei Pepoli.
Francesca conferma che sia lei sia Anna hanno chiamato i carabinieri nelle situazioni più disperate così come i servizi sociali.
L’ultima chiamata ai carabinieri che ricorda Francesca è dell’agosto scorso quando Anna si impaurì per la reazione violenta del figlio: "Tutti gli interventi sono agli atti - dice l’amica - e c’erano le motivazioni per prendere provvedimenti. Ma questo non è stato fatto". Anna e il marito non sono originari della Val Bisenzio, erano arrivati dalle Marche a Prato, insieme ai genitori di lui, e si erano stabiliti a La Briglia.
Lui lavorava alla Rivatex di Vaiano come operaio tessile ed aveva acquistato la casa di Montepiano tramite una cooperativa. Una bella villetta, vicino al lago Fiorenzo, dove d’estate c’è fresco e aria buona. Poi ai problemi di salute del figlio si sono aggiunti quelli professionali e il conseguente tracollo: l’uomo perse il lavoro (la Rivatex ha chiuso nel 2009 licenziando 52 persone) e iniziarono le difficoltà a sostenere le spese per completare la casa, tanto che ancora oggi l’immobile è da rifinire. Trovare un’altra occupazione non era e non è semplice nonostante alcuni corsi di riqualificazione professionale frequentati mentre è facile scivolare nella depressione e nella disperazione.
L’altro figlio di Anna, invece, è andato a vivere in Sicilia dalla fidanzata e a Montepiano non lo hanno più visto.
"Quando il marito fu allontanato dall’abitazione - prosegue Francesca - Anna mi chiese se l’aiutavo a trovargli una casa ma la mia risposta fu quella di metterla davanti alla cruda realtà: anche lui doveva rivolgersi ai servizi sociali. La sua situazione poteva essere gestita solo dai servizi sociali. Era impensabile in quelle condizioni socio-economiche ipotizzare di trovare una casa in affitto. Quell’uomo ha dormito in automobile e lo sapevano tutti. Poi non sappiamo dove sia andato. Vernio non è Milano dove chiaramente è impossibile fornire assistenza e casa a tutti i poveri. Qui ci si conosce da trent’anni e la loro storia di disperazione e malattia era nota e quando un problema diventa più grande di noi bisogna cercare l’intervento delle istituzioni. Questa morte di Anna, la malattia del figlio e le condizioni in cui hanno vissuto per tanti anni rappresentano il fallimento del sistema dei servizi sociali".
M. Serena Quercioli