Prato, 26 febbraio 2025 – I segnali di aggressività li aveva manifestati da tempo. Ma Anna Viliani, 60 anni, continuava a prendersi cura di lui, da sola, in quella villetta a schiera di via Toccafondi a Montepiano dove abitavano da qualche tempo, dopo essersi trasferiti dalla Briglia. Il marito se n’era andato e lei era rimasta in quella casa, in cui i lavori non erano neppure stati terminati per mancanza di soldi, insieme a quel figlio difficile. Anna Viliani sbarcava il lunario come poteva, facendo dei servizi di pulizia saltuari, anche nella filiale dell’Unicredit in paese. Mai avrebbe immaginato di poter morire così tragicamente, per mano di quel figlio che fin da quando era piccolo aveva avuto tanti problemi. Era sordomuto ed era stato seguito fin da bambino da psichiatri e medici. Ma negli ultimi tempi il figlio, 22 anni, aveva sviluppato una aggressività fuori dal comune, nei confronti della mamma che “gli stava troppo addosso”, ha detto il giovane agli inquirenti che lo hanno interrogato a lungo nella stazione dei carabinieri di Vernio.
"Tutti conoscevano la situazione”
Possibile che nessuno se ne fosse accorto? Eppure “tutti sapevano della situazione della famiglia in paese”, confermano i vicini. Tutti si conoscono da queste parti, il paese è piccolo, la frazione di Montepiano ancora di più, un pugno di case. A nessuno erano passate inosservate le continue liti e gli screzi tra madre e figlio. Tanto più che nel novembre scorso il giovane era stato sottoposto a un tso e ricoverato in ospedale, nel reparto di psichiatria. Poi era stato dimesso e tutto sembrava tornato alla normalità. Prima del tso c’era stato un altro precedente: in agosto i carabinieri bussarono alla porta delle villetta a schiera di via Toccafondi in seguito a una furibonda lite fra madre e figlio durante la quale il giovane aveva afferrato la mamma per i capelli e l’aveva trascinata.
“Litigavano di continuo – dicono i vicini di casa – Lei era una persona perbene, gentile. Non aveva mai fatto trasparire nulla. Usciva poco di casa, il figlio quasi mai. E’ stato un choc sapere quello che è successo”. Nessuno, fra l’altro, ha sentito nulla di strano lunedì pomeriggio quando il figlio ha accoltellato la mamma.
La confessione
I particolari più agghiaccianti – che dovranno trovare conferma – li ha forniti direttamente il giovane al procuratore Luca Tescaroli e al pm Laura Canovai che sono andati a Vernio per interrogarlo nella stazione dei carabinieri alla presenza di un interprete della lingua italiana dei segni. L’uomo era assistito dall’avvocato Roberta Roviello.
Ha ricostruito quelle ore drammatiche spiegando di aver accoltellato più volte la mamma (dieci le coltellate accertate sul cadavere dal medico legale Luciana Sonnellini). La donna, però, non è morta subito in quanto i fendenti non l’hanno attinta in parti vitali. Ha tentato di mettersi in salvo ma è caduta senza più riuscire a rialzarsi: è rimasta a terra esanime per undici ore. Il figlio l’ha guardata morire, senza muovere un dito. Particolare atroce. Poi alle quattro di mattina ha appiccato il fuoco in casa, con un accendino, in più punti.
Il movente
E’ uscito dall’abitazione solo quando il fumo ha reso l’aria irrespirabile. Quando sono arrivati i vigili del fuoco e i carabinieri, il giovane stava girovagando in stato confusionale intorno alla villetta. A trovare il cadavere di Anna Viliani sono stati i vigili del fuoco quando hanno spento l’incendio. Il giovane avrebbe fornito anche un movente mostrando risentimento per tutti i componenti della famiglia. Agli inquirenti ha confessato che dopo aver ucciso la mamma avrebbe ammazzato il padre, il fratello (che vive in Sicilia) e la sua fidanzata. “Mi picchiavano quando ero bambino”, avrebbe sostenuto.
La Procura ha acquisito la documentazione medica del giovane e ha sistemato il ragazzo in una struttura sanitaria. Al momento è in stato di arresto con l’accusa di omicidio volontario.
La sindaca "sgomenta”
“Ci sono giorni, da sindaca, che non vorresti mai vivere. Giorni in cui le parole sembrano vane, in cui il dolore di un’intera comunità diventa un peso che si sente dentro, come un nodo stretto in gola”, ha detto la sindaca di Vernio Maria Lucarini.
“Oggi Montepiano si è svegliata sotto il peso di una tragedia che ci lascia sgomenti, increduli, feriti nell’anima. Davanti a questa sofferenza, non ci sono parole che possano davvero colmare il vuoto. Ma c’è una cosa che possiamo e dobbiamo fare: stringerci insieme, come una famiglia, nel rispetto e nella compassione. Questo non è il momento dei giudizi, delle speculazioni, ma del silenzio e della riflessione. È il momento di abbracciare con il pensiero e con il cuore chi è rimasto, chi soffre, chi oggi si trova di fronte a un dolore che segnerà per sempre la sua vita”.