REDAZIONE PRATO

Orrore a Prato. Uccide la madre a coltellate. Poi dà fuoco alla casa

Il 22enne era seguito dai servizi sociali, aveva già aggredito altre volte. La donna, 60 anni, è stata lasciata agonizzante sul pavimento per 11 ore. Alle 4 del mattino ha incendiato l’abitazione. Poi la confessione ai carabinieri.

Il 22enne era seguito dai servizi sociali, aveva già aggredito altre volte. La donna, 60 anni, è stata lasciata agonizzante sul pavimento per 11 ore. Alle 4 del mattino ha incendiato l’abitazione. Poi la confessione ai carabinieri.

Il 22enne era seguito dai servizi sociali, aveva già aggredito altre volte. La donna, 60 anni, è stata lasciata agonizzante sul pavimento per 11 ore. Alle 4 del mattino ha incendiato l’abitazione. Poi la confessione ai carabinieri.

VERNIO (Prato)L’ha accoltellata con dieci fendenti. Poi l’ha lasciata a terra, esanime, in attesa che morisse. Sono state undici ore di agonia per Anna Viliani, sessantenne originaria delle Marche ma residente a Vernio (Prato), uccisa ieri per mano del figlio di 22 anni con cui abitava in una villetta a schiera nella frazione di Montepiano. Il figlio, sordomuto e con problemi psichiatrici, l’ha guardata morire, poi alle quattro del mattino – senza un particolare motivo – ha appiccato il fuoco dentro casa, in più punti, con un accendino. A ricostruire quanto accaduto è stato lo stesso figlio che, ieri mattina, è stato trovato a girovagare in stato confusionale intorno all’abitazione data alle fiamme.

"L’ho ammazzata perché mi trattava male, e poi avrei fatto lo stesso con mio padre, mio fratello e la sua fidanzata. Quando ero piccolo mi picchiavano". Così l’uomo, assistito dall’avvocato Roberta Roviello, ha giustificato il suo gesto di fronte al procuratore Luca Tescaroli e al pm Laura Canovai che lo hanno interrogato, alla presenza dell’interprete della lingua dei segni, nella stazione dei carabinieri di Vernio per diverse ore. Ha ammesso tutto, fornendo particolari agghiaccianti, come il fatto di aver lasciato la mamma agonizzante a terra per undici ore dopo averla accoltellata con ferocia ma senza colpirla in parti vitali tanto da non causarne subito il decesso. È stato lì in casa, dal pomeriggio precedente, in attesa che morisse tra sofferenze atroci.

Una storia drammatica che nessuno si sarebbe mai aspettato anche se la famiglia di Anna Viliani e del figlio era nota in paese e seguita dai servizi sociali del Comune. Il padre non viveva più con loro da tempo. Per un periodo aveva dormito in auto, poi i servizi sociali gli avevano trovato una sistemazione. L’altro fratello, invece, abita in Sicilia con la fidanzata.Anna, che lavorava come donna delle pulizie saltuariamente anche alla filiale dell’Unicredit del paese, si prendeva cura da sola di quel figlio difficile. Nel tempo gli episodi violenti erano stati molti tanto che nel novembre scorso il ragazzo era stato sottoposto a un Tso (trattamento sanitario obbligatorio) ed era stato ricoverato per qualche giorno in ospedale a Prato nel reparto di psichiatria. Nell’agosto precedente, invece, erano intervenuti i carabinieri in quanto il figlio aveva aggredito la mamma trascinandola per i capelli. Nessuno, però, sospettava una fine del genere.

Secondo le indagini, il giovane ha accoltellato la mamma intorno alle 18 di lunedì. Poi ha appiccato il fuoco ieri all’alba. È rimasto in casa fino a quando il fumo non ha reso l’aria irrespirabile. A quel punto è uscito e ha girovagato per le strade limitrofe senza meta. Un vicino ha dato l’allarme vedendo il fumo uscire dalla villetta. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco che hanno spento l’incendio e hanno trovato il corpo della donna a terra.

L’uomo è stato arrestato con l’accusa di omicidio volontario. La procura ha acquisito la documentazione medica e sta vagliando il da farsi: per ora è stato sistemato in una struttura sanitaria. La famiglia era conosciuta da tempo dai servizi sociali che evidentemente non si erano accorti del risentimento che il giovane provava nei confronti della mamma. "I carabinieri venivano spesso, le liti erano frequenti, lui la minacciava ed era violento – ha detto Francesca Cavicchi, titolare di una pizzeria in paese –. Io li conosco bene e gli sono stata accanto per tanto tempo".

Il ventiduenne era stato sottoposto a cure psichiatriche fin da quando era bambino. Aveva completato gli studi a Castiglion de’ Pepoli con un insegnante di sostegno ma poi non aveva più fatto nulla. Era rimasto con la mamma che, nonostante le difficoltà, anche economiche, non gli aveva fatto mancare nulla. Nessuno si sarebbe mai immaginato un epilogo così tragico.

Laura NatoliMaria Serena Quercioli