
Pesticidi illegali per i maxi ortaggi cinesi
Prato, 9 giugno 2022 - Sono passati sette anni dalla comparsa in città dei primi orti a gestione cinese. Sette anni di coltivazioni senza regole come invece prevede la legge nazionale e come impongono le direttive europee. Dopo l’allarme lanciato da Coldiretti sui rischi delle coltivazioni senza regole, oggi a confermare le preoccupazioni su sementi, pesticidi e fertilizzanti d’importazione è Alessandro Brogi, professore di biotecnologia e tecnica agraria all’Istituto Agrario Francesco Datini. A preoccupare gli esperti non sono tanto le sementi geneticamente modificate - legali in Cina ma non in Italia -, capaci di rendere giganti zucchine, cavoli e pomodori, quanto l’uso smodato di diserbanti e fertilizzanti. Prodotti talmente potenti sul terreno e quindi sulla salute dei consumatori per i quali è necessario conseguire una licenza sia per poterli acquistare sia per utilizzarli.
Un uso smodato di tali sostanze può avere effetti dannosi sulle falde acquifere, sui terreni che le assorbono oltre che essere nocivi per chi consuma gli alimenti prodotti con tali quantità di fitofarmaci. Insomma una potenziale bomba per l’ambiente e per l’uomo. Non ci sono certezze, ma sicuramente tanti dubbi. Pensare che i contadini cinesi che a mala pena hanno una baracca per la rimessa degli attrezzi e che a mala pena parlano italiano possono aver superato esami e corsi di formazione per conseguire il patentino obbligatorio previsto per gli agricoltori sembra alquanto improbabile. "Gli ortaggi sono invitanti non c’è che dire, cavoli e pomodori di quelle dimensioni a prezzi stracciati possono invogliare all’acquisto", commenta Alessandro Brogi. "Se non fossi del mestiere magari sarei caduto anche io in tentazione. Quello che mi preoccupa e che rappresenta un serio pericolo per l’ambiente e la salute è l’uso di diserbanti e fertilizzanti in maniera non adeguata. Prodotti che vanno saputi maneggiare che si possono usare solo in quantità ben precise. Il rischio è causare seri danni all’ambiente e alle falde acquifere che una volta inquinate difficilmente potranno essere bonificate".
Un modo per capire se esiste o meno il problema ci sarebbe: eseguire prelievi a campione delle colture e dei terreni per misurare i residui di pesticidi e fertilizzanti. In gergo si dice "controllare il multiresiduo dal terreno e dal tessuto pianta". Esattamente quello che viene fatto con cadenza regolare nelle aziende agricole che producono verdure e ortaggi per il consumo alimentare.
L’allarme degli esperti quindi punta dritto verso l’uso smodato di prodotti chimici spesso di dubbia provenienza. Anche l’aspetto degli Ogm non è secondario: "Nell’uso di cibi geneticamente modificati il dubbio riguarda i danni che ne potrebbero derivare a lungo termine", aggiunge Brogi. "Assumere qualunque cibo che abbia una morfologia diversa da quella naturale potrebbe indurre ad una patogenicità. Ad una pianta geneticamente modificata vengono aggiunti elementi estranei al genoma della pianta stessa e quindi non è più qualcosa di naturale con effetti conosciuti. Va detto che gli Ogm erano stati creati con un buon fine ossia per sfamare i paesi più poveri, ma un utilizzo non corretto può avere effetti dannosi".
L’unica buona notizia riguarda la possibilità che le zucchine giganti e i cavoli coltivati nelle serre cinesi possono finire inconsapevolmente sulle nostre tavole. "Le coltivazioni devono essere tracciate, la filiera è trasparente escluderei quindi la possibilità che verdure coltivate negli orti cinesi posano entrare nella rete del commercio della grande distribuzione o dei negozi di vicinato. È praticamente impossibile". Ma non è impossibile che dopo sette anni di trattamenti sanitari smodati i terreni stretti tra Paperino, Casale e Iolo siano a rischio contaminazione.
Silvia Bini