FRANCESCO BOCCHINI
Cronaca

Pubblici esercizi, Fipe Confcommercio: “Stallo dei consumi per calo potere d’acquisto”

La ricerca della Federazione nazionale: scontrino medio di 10 euro, mentre il 33% degli italiani dichiara di aver modificato le proprie abitudini di consumo. Il presidente Tommaso Gei: “Crescita del settore terminata, adesso servono soluzioni nuove”

Tommaso Gei

Tommaso Gei

Prato, 3 aprile 2025 – All’inizio del 2025 gli italiani che hanno frequentato i pubblici esercizi sono stati l’88%, per uno scontrino medio di 10,6 euro. Guardando al podio dei luoghi selezionati, il 57% ha scelto i bar, il 21% i ristoranti, il 9% fast food o self service. E il 33,5% dichiara di aver modificato le proprie abitudini di consumo, come conseguenza del nuovo codice della strada. È quanto emerge dall’ultima ricerca di Fipe Confcommercio nazionale, basata sul mese di gennaio, che riflette pienamente la situazione che si manifesta sui singoli territori. “Soffermandosi sulla ristorazione - spiega Fipe Confcommercio – il 2024 si è chiuso con una crescita positiva del + 1,6%, ma è evidente come il recupero del post pandemia adesso si sia arrestato, a causa della crisi del potere d’acquisto delle famiglie e del cambiamento delle abitudini di consumo”.

Sulle imprese, nel frattempo, hanno cominciato a gravare con peso sempre maggiore i costi energetici e quelli delle materie prime, in un percorso ascendente che non pare terminare la sua corsa.

Tra i fattori che stanno determinando questa impasse, come evidenzia la ricerca, c’è anche l’entrata in vigore del nuovo Codice della strada, che ha determinato una modifica nelle abitudini al consumo per il 33,5% degli italiani. Più in particolare, il 23,7% ha dichiarato di “bere molto meno dovendosi mettere alla guida”, mentre il 9,8% ha risposto che “Adesso è meglio non bere affatto”, malgrado non si trovassero in condizioni di rischio reale, ma agendo influenzati dalla preoccupazione.

“Un quadro – è il commento del presidente di Fipe Confcommercio, Tommaso Gei – che fotografa la situazione di assestamento in cui si trova il settore. I dati nazionali riflettono perfettamente quello che sta succedendo anche a Prato, dove le attività associate registrano una fase di stallo dei consumi. L’inflazione che pesa sul potere d’acquisto e la questione legata al consumo degli alcolici sono dinamiche reali. In questo ultimo caso, una comunicazione eccessivamente allarmante ha determinato un crollo del consumo di vino e di altri prodotti a tavola, incidendo pesantemente su tutto il settore”. “Di fronte a questo scenario – prosegue Gei – è evidente la necessità di soluzioni nuove. Gli eventi, come il recente Capodanno dell’Annunciazione, mostrano come la città possa riempirsi di persone e opportunità, ma tendono ad incidere maggiormente sul centro storico, e da soli non possono determinare un cambiamento. Quello che ci serve è una strategia che coinvolga tutti gli stakeholders, cioè le istituzioni, le associazioni di categoria e le imprese, veicolando una comunicazione corretta. Proteggere e supportare i pubblici esercizi nelle città, del resto, equivale a tutelarne la vita stessa in termini di benessere economico, cultura, socialità, sicurezza”.