SILVIA BINI
Cronaca

Quando anche la scuola è circolare. L’Agrario Datini coltiva il cotone. Gli studenti del Buzzi lo analizzano

Firmato un accordo fra i due istituti nell’ottica di una collaborazione fra gli indirizzi di agraria e tessile. Le piante sono state coltivate nel campo vicino al polo di Reggiana. I dirigenti: "Collaborazione importante".

I dirigenti del Buzzi Alessandro Marinelli e dell’istituto Datini Francesca Zannoni

I dirigenti del Buzzi Alessandro Marinelli e dell’istituto Datini Francesca Zannoni

Ci sono progetti che nascono in sordina, e che proprio per questo raccontano con più autenticità la direzione che una comunità scolastica decide di prendere. È il caso dell’accordo quadro sigliato tra l’Istituto Datini e il Buzzi, una collaborazione concreta che intreccia agricoltura, scienza, educazione e sostenibilità. Due anime della formazione tecnica — una legata alla terra, l’altra alla chimica dei materiali — che si incontrano su un terreno comune: quello della conoscenza che si fa circolare, delle competenze che si scambiano, dell’innovazione che nasce dal confronto.

Il punto di partenza è semplice solo in apparenza: 50 piante di cotone, coltivate dagli studenti di Agraria del Datini nel campo di via Reggiana. Un esperimento agricolo, certo, ma anche un atto simbolico. Perché quella fibra, cresciuta a pochi passi dalle aule, non è destinata solo alla raccolta: oggi passa di mano e arriva nei laboratori del Buzzi, dove i ragazzi della specializzazione in chimica tessile la osserveranno al microscopio, ne analizzeranno le caratteristiche fisiche, studieranno la struttura cellulare. Dalla terra al vetrino, dalla coltivazione all’analisi scientifica: una filiera didattica che somiglia molto a una visione.

"È una collaborazione che valorizza i rispettivi saperi e li fa dialogare", spiega la dirigente del Datini, Francesca Zannoni. E il dialogo, in questo caso, non è solo tra scuole: è tra competenze che si cercano, tra studenti che imparano a vedere il proprio ruolo dentro una catena più ampia. Non a caso, l’obiettivo finale è ambizioso: coinvolgere anche l’Università Europea di Firenze in un progetto che affronti non solo gli aspetti scientifici, ma anche quelli normativi legati al riuso delle fibre e alla sostenibilità della filiera tessile.

Nel frattempo, la sperimentazione continua: al Buzzi è partita anche la raccolta del lino, mentre si studiano i tempi e le tecniche per coltivare l’indaco, la pianta da cui si estrae il pigmento naturale per la tintura. "Il prossimo passo - annuncia il dirigente Alessandro Marinelli -, sarà la realizzazione di una serra idroponica, in collaborazione con l’Istituto Farmaceutico Militare di Firenze: uno spazio dove coltivare fibre pure, prive di contaminazioni, per analisi ancora più approfondite".

Ma oltre ai dati, alle analisi e ai protocolli colpisce c’è un sistema-scuola che non si chiude nel proprio indirizzo ma si apre, si contamina, diventa un laboratorio collettivo. In un momento storico per la sostenibilità, questa alleanza tra Datini e Buzzi restituisce senso al termine, ancorandolo a gesti concreti, a semi piantati con cura, a relazioni costruite con pazienza. È così che si coltiva il futuro: un po’ alla volta, unendo le forze. Con le mani nella terra e gli occhi nel microscopio.

Silvia Bini