Leonardo Biagiotti
Cronaca

Ragazza aggredita a Prato: “Si sono accaniti, volevano sfregiarmi. Ho dei sospetti”

Il drammatico racconto di Martina Mucci, pestata a sangue da due uomini la scorsa notte mentre tornava dal lavoro

Prato, 22 febbraio 2023 – “Non li conoscevo, secondo me non sono nemmeno di Prato. Ma una cosa la so: volevano sfregiarmi, volevano rovinarmi il viso. E in qualche modo ci sono riusciti”. Parla con coraggio e disperazione Martina Mucci, 28 anni, residente alla Pietà, barista in un locale poco distante da casa. Con coraggio perché racconta con lucidità quello che le è accaduto soltanto da poche ore, alle due di notte fra lunedì e martedì, una brutale aggressione sulla soglia di casa mentre tornava dal lavoro. Con disperazione perché ha un occhio tumefatto, il naso rotto, dodici punti di sutura tra il sopracciglio e la testa, dove è stata colpita più volte dai suoi aggressori che le hanno rovinato anche i denti colpendola ripetutamente a mani nude.

Vorrei solo sapere perché – chiede interrompendo il racconto con le lacrime – perché questi due uomini si sono accaniti contro di me, perché hanno voluto sfregiarmi rovinandomi anche i denti, ai quali tengo molto. E’ questo che non capisco, sembra che abbiano voluto colpirmi proprio dove mi fa più male. Eppure io non so chi siano, non hanno detto nemmeno una parola e in questi giorni non ho mai ricevuto minacce o apprezzamenti di nessun genere. Non c’era nulla che mi potesse mettere in allarme. I social? Io non li uso, la mia vita è lavoro e casa. Non esco nemmeno quando sono libera, ecco perché non riesco a capire”.

La polizia, che sta indagando sull’accaduto dopo la denuncia della ragazza, sembra pensare ad una rapina, però Martina non è convinta. “Se quei due uomini avessero voluto solo rapinarmi sarebbe finito tutto in pochi istanti, avrebbero preso la borsa e sarebbero scappati subito. Peso quaranta chili, ho provato a reagire ma quale resistenza avrei mai potuto opporre? Non solo, avevo le chiavi di casa in borsa, addirittura avrebbero potuto entrare e prendere quello che volevano. Invece se ne sono andati solo quando un condomino ha acceso la luce, forse per le mie urla o forse per caso”.

La giovane però aggiunge di non escludere che dietro l’aggressione ci possa essere qualche legame sentimentale del passato: «Sì, qualche sospetto ce l’ho, potrebbe essere stato qualcuno che mi conosce e non ha digerito certe cose. Farebbe ancora più male, perché io voglio bene a chi mi sta vicino".

Come tutte le sere da sei anni, da quando lavora al pub,  Martina aveva parcheggiato a due passi dalla porta d’ingresso del palazzo dove abita con la mamma. Ha aperto ed è entrata, senza accendere la luce, come fa sempre, segno che si sentiva sicura.

“Non ho bisogno di farlo perché mi basta la luce dell’ascensore, la porta di casa è vicinissima. Quella esterna si chiude lentamente, così appena sono entrata nel condominio ho sentito dei passi pesanti dietro di me, di qualcuno che corre, e in un attimo ho visto due uomini con il volto coperto piombarmi addosso. Mi hanno gettato a terra e hanno cominciato a colpirmi al volto, a darmi cazzotti sui denti. Avevano un coltello, una lametta o qualcosa di simile e mi hanno tagliato i capelli e la testa, colpendomi anche al volto. Non so dire per quanto siano andati avanti. Io gridavo ma nessuno sembrava sentirmi, poi ad un certo punto qualcuno ha acceso la luce e loro sono scappati via lasciandomi davanti alla porta di casa insanguinata”.

A quel punto Martina ha bussato forte e ha svegliato la mamma che l’ha soccorsa. Subito dopo sono arrivate le chiamate al 118 e alla polizia. La giovane è stata portata in ospedale per le prime cure e adesso ha un mese di prognosi. 

“I miei amici e il mio titolare sono stati bravissimi, mi hanno subito fatto sentire la loro vicinanza. Adesso mi voglio riprendere ma non sarà facile, mi dovrò sistemare i denti, anche per mangiare. Credo che serviranno tempo e anche soldi, perché me li hanno rovinati. Devo comunque andare avanti. Ho solo paura che non si sentano soddisfatti, che pensino di non aver finito, perché sono stati messi in fuga all’improvviso. E continuo a chiedermi: perché, perché a me?”.