
Ristoranti che aprono e ristoranti che chiudono a Prato (Foto di repertorio Attalmi)
Prato, 30 marzo 2025 – Qualcosa scricchiola nel modello di una Prato tutta da bere e mangiare che ormai sta diventando predominante nel salotto buono dentro le mura. Per carità, niente a che vedere con il ‘mangificio’ fiorentino che ha segnato il sorpasso sulle botteghe storiche nel capoluogo gigliato ma il rischio è che s’imbocchi quella strada. Perde colpi la ristorazione classica a favore di un cibo sempre più ‘mordi e fuggi’. Serate a suon di calici e taglieri, panini e bruschette alla portata di tutte le tasche. Via Settesoldi docet.
Qui fervono i lavori edili per la ghiotta apertura che farà la gioia di amanti di pizze e schiacciatine nel cuore della notte: al civico 32 è atteso lo sbarco del forno “Mastrella” di Agliana, un’istituzione ultraquarantennale per tanti pratesi attirati dall’inconfondibile striscia di pizza tanto da spingersi fuori confine. Non servirà più perché presto “Mastrella” aprirà anche a Prato, proprio di fronte al ristorante etiope “Kaldi’s Kaffè” (uno dei pionieri della trasformazione della strada), e promette di fare affari sulla via clou della movida. Una curiosità? Lì, al civico 32, nel 2015 un giovanissimo cantautore Lucio Corsi inaugurò la sede del circolo Nuovo Camarillo. Altri tempi. Ora la strada è satura di insegne legate al comparto food e si parla della chiusura prossima di qualche attività.
A proposito di fast food, da pochi giorni in via Garibaldi la catena “La piadineria” ha riqualificato il fondo vuoto dell’ex merceria Panci e creato opportunità di lavoro. Ma il saldo fra chiusure e aperture continua a essere positivo. Non solo in via Settesoldi. In via Verdi ieri è stato l’ultimo giorno per “osteria da Nedo”, un’osteria tradizionale ma innovativa allo stesso tempo che prediligeva tanti sapori nostrani e che in sei anni si era fatta il suo bel giro di clientela. Al telefono fanno sapere che la scelta di chiudere è legata a motivi personali e non a un calo di lavoro. Quel fondo non resterà a lungo sfitto: al posto di osteria da Nedo aprirà “Stura! Vino & companatico”, un nome che mette curiosità già a guardar il canale Instagram.
Rimanendo in via Verdi, quello che resta della ristorazione di un tempo è un deserto di saracinesche abbassate, a partire dal vecchio ristorante “Lo scoglio” chiuso da tempo e mai più riaffittato. Anche il ristorante “Triplo” ha fatto le valigie alla fine di gennaio negli spazi che una volta erano di “Caffè del teatro” e poi di “Schiaccino” anche se, su Facebook, i titolari hanno scritto di essere impegnati in un nuovo progetto. Intanto, dall’altra parte del centro, gli amanti del cocktail dopo cena hanno perso un punto di riferimento: in via Santa Trinita è chiuso da qualche settimana “Cul de Sac”, un locale dal look industriale che esisteva da otto anni. Un altro capitolo è quello delle botteghe alimentari, cuore pulsante del commercio che vive di giorno e rappresenta un presidio prezioso di comunità. Qualche volta per sopravvivere si fa di tutto, come ricorrere ad ‘alleanze’ fra attività. Così, dal 28 marzo la formaggeria “Il pepolino” di piazza San Marco si è trasferita dentro la gastronomia “Su.go” in via Pomeria.