Dottor Cardamone, partiamo dai dati: negli ultimi anni gli accessi al Servizio di Salute Mentale sono aumentati? "Sì, si assiste ormai da alcuni anni ad un progressivo incremento degli accessi. Ciò sembra dovuto da una parte all’insorgenza sempre più precoce di tutti i disturbi, dall’altra al progressivo incremento delle disuguaglianze sia sul versante economico che su quello sociale. Si stima che tale aumento possa essere quantificato intorno al 30% per quanto riguarda l’Area pratese".
Riesce il Servizio a far fronte alla ‘domanda’? Sappiamo che fate un lavoro enorme a fronte di risorse limitate. Di cosa avrebbe bisogno il Ssm? "C’è un forte impegno dei singoli operatori e dell’equipe nel suo insieme. Fondamentale la collaborazione con le associazioni di utenti e familiari, con il terzo settore e con le altre realtà istituzionali del territorio. Il Servizio pubblico di Salute Mentale ha bisogno di risorse umane in grado di portare avanti e stabilizzare le molte progettualità, spesso innovative. Servirebbero anche specifici luoghi ad alto valore preventivo e terapeutico".
Ad esempio? "Il primo luogo che da tempo cerchiamo di promuovere come Servizio è la Casa delle associazioni per la salute mentale. Un luogo che possa ospitare e catalizzare le molte realtà di volontariato che svolgono un ruolo imprescindibile nella lotta allo stigma e nella promozione della salute mentale".
Come si gestiscono i casi di emergenza psichiatrica? C’è una rete di supporto in tempo reale? "Il luogo elettivo di gestione dell’emergenza psichiatrica è l’ospedale, dove viene effettuata una diagnosi differenziale e vengono individuate le emergenze effettivamente di origine psicopatologica e quelle invece che in realtà presentano una causa organica endogena (ad esempio, un problema cerebrale) o esogena, come un caso derivato da intossicazione. Ma il problema della gestione dell’emergenza riguarda anche la fase che precede l’accesso in ospedale".
In che termini? "Si tratta di strutturare una rete operativa territoriale capace di prevenire le emergenze (in particolare nelle persone già seguite), individuare le situazioni di rischio o i veri e propri esordi di problematiche psicopatologiche e intervenire attraverso metodologie che favoriscano la gestione territoriale dell’emergenza o che comunque permettano un accesso ospedaliero accettato dalla persona. A livello degli interventi sulla crisi, nuove opportunità tecniche si sono aperte con l’open dialogue che da alcuni anni stiamo implementando a Prato: è una metodologia che la ricerca scientifica e l’esperienza conferma come capace di coinvolgere la rete sociale dei giovani che presentano un esordio psicopatologico in un percorso di recovery, in grado spesso di evitare le ospedalizzazioni".
Ci sono patologie psichiatriche in aumento nella popolazione pratese? E tra i giovani? "Sì, vediamo un incremento significativo dei disturbi alimentari tra le giovanissime. Per questo motivo l’Azienda ha provveduto a istituire presso la Casa della Comunità di via Frà Bartolomeo uno specifico Servizio: un giorno alla settimana sono presenti un Medico Psichiatra specialista in disturbi dell’alimentazione e una dietista".
Nel gestire i ragazzi con problemi psichiatrici, le famiglie spesso si sentono lasciate sole di fronte a problemi enormi. "I familiari delle persone con gravi problemi psichiatrici vivono momenti e spesso lunghi periodi di vita di grande difficoltà, sovraccarico emotivo e disorientamento operativo. Tutto ciò può provocare vissuti di solitudine e derive effettive di marginalizzazione dal tessuto relazionale e sociale consueto, soprattutto a causa dello stigma sociale e di quello interiorizzato che circonda la sofferenza mentale. Il Servizio di salute mentale di Prato è particolarmente attento alle problematiche dei familiari. A livello comunitario sosteniamo e collaboriamo con le associazioni di utenti e familiari. A livello operativo abbiamo promosso interventi come il gruppo di auto-aiuto per i familiari, il gruppo psicoeducativo per i genitori di giovani con disturbi psicotici, gli interventi multifamiliari e i gruppi di referenti per le persone con disturbo bipolare. E’ un impegno costante del Servizio che certo va ulteriormente implementato e sostenuto".
Maristella Carbonin