
Il prossimo anno ci saranno 830 studenti (dalle elementari alle superiori) in meno. Uil: "Occasione persa di migliorare la qualità della didattica".
La scuola è una questione di numeri. Sia per la cronica mancaza di aule, sia per gli insegnanti. E se non ci saranno cambi di rotta il prossimo anno scolastico si aprirà con una scuola pratese sempre più in difficoltà. Secondo i dati ancora provvisori forniti dall’Ufficio Scolastico Regionale, è prevista una riduzione significativa degli insegnanti in servizio, con 37 cattedre in meno rispetto all’anno precedente. Un taglio che si inserisce in un contesto già complesso, caratterizzato da un’alta percentuale di studenti stranieri e non italofoni che fa di Prato un’unicum a livello nazionale.
A livello generale diminuisce la popolazione scolastica, con 830 studenti in meno distribuiti tra scuole elementari, medie e superiori: in questa situazione il prossimo anno l’Ufficio scolastico regionale ha destinato 2.999 posti per docenti, rispetto ai 3.036 dell’anno scolastico 2024/2025. Se da un lato il calo demografico potrebbe essere un’occasione per ridurre il numero di alunni per classe e migliorare la qualità della didattica, dall’altro la riduzione delle cattedre rischia di peggiorare ulteriormente la situazione nelle scuole del territorio.
Prato è una realtà particolare, con la più alta percentuale di studenti stranieri della regione: la media è del 35%, con classi in cui si raggiungono punte record superiori al 80%. Esistono sezioni con due bambini italiani e venti stranieri, e in scuole di confine con il quartiere più popolato dalla comunità orientale, i venti stranieri sono per il 95% cinesi. Simbolo di integrazione e caleidoscopio di etnie sono soprattutto l’istituto comprensivo Mascagni e il Marco Polo. Qui il tetto del 30% imposto dalla legge Gelmini nel 2010 non è mai entrato in vigore: Prato ha ottenuto la deroga prima ancora che la legge diventasse tale. Le scuole sono lo specchio del tessuto sociale della città e Prato ha imparato da tempo a fare i conti con classi multietniche, è stata tra i precursori di metodi insegnativi, con i docenti che si sono rimboccati le maniche prima ancora che in altre città si iniziasse solo a percepire che le scuole avrebbero dovuto iniziare a fare i conti con una didattica diversa. In questo contesto, la necessità di classi più piccole e di un maggior supporto per l’integrazione linguistica diventa cruciale. Tuttavia, la scelta del taglio delle cattedre va nella direzione opposta, riducendo il personale docente proprio quando il bisogno di risorse umane ed educative sarebbe più elevato.
Sul tema interviene Luigi Rocca, segretario della Uil scuola: "Il taglio delle cattedre è una scelta inaccettabile, perché in totale contrasto con le esigenze dell’intero sistema scolastico pratese - interviene -. Il calo delle nascite avrebbe dovuto essere un’opportunità per ridurre il numero di alunni per classe e migliorare la qualità della didattica. Invece si sceglie di penalizzare la scuola. Un paese civile e lungimirante investe nella scuola, non fa cassa".
Mentre i sindacati chiedono un ripensamento, il prossimo incontro con l’Usr potrebbe essere l’ultima occasione per discutere possibili soluzioni. Resta da vedere se ci sarà spazio per un cambio di rotta o se la scuola pratese dovrà affrontare un altro anno scolastico in salita.
Silvia Bini