CLAUDIA IOZZELLI
Cronaca

"Siamo ostaggio delle frane". Montecuccoli e la sua gente: "Muoversi diventa un’impresa"

Tre le strade che portano al borgo, tutte ferite del maltempo. L’assemblea dei residenti. Il medico, il monaco, l’apicoltore: le loro storie. Chi lavora nel bolognese deve passare da Calenzano.

Sabato si è tenuta l’assemblea di chi abita nella la zonacostellata dai borghi attorno a Montecuccoli. All’ordine del giorno i problemi dei collegamenti e della viabilità per le molteplici frane. Nel tondo problemi dal lato di Barberino

Sabato si è tenuta l’assemblea di chi abita nella la zonacostellata dai borghi attorno a Montecuccoli. All’ordine del giorno i problemi dei collegamenti e della viabilità per le molteplici frane. Nel tondo problemi dal lato di Barberino

La barba, la stessa di Padre Pio, che guarda l’assemblea dall’alto di un’immagine posta nella cappella a lui recentemente dedicata, è quella che accomuna molti dei volti, sgomenti, degli uomini che per l’ennesima volta si sono ritrovati per cercare conforto nel far gruppo. Con loro anche donne e bambini, rappresentanti di una comunità che dall’alluvione del 2023 vive nell’angoscia: se riescono a partire da casa, la mattina, non sanno mai se la sera riusciranno a tornarci e, se ci riusciranno, sarà per vie traverse, lunghe o pericolose. La zona di cui stiamo parlando è quella costellata dai borghi attorno a Montecuccoli, su entrambi i versanti (quello valbisentino e quello mugellano) e proprio a Montecuccoli, sul colmo del massiccio calvanino che in quel punto diventa Appennino vero e proprio, anche sabato si sono ritrovati in tanti, a discutere del proprio destino. Le barbe dei molti uomini parlano di quella che è stata una scelta particolare di vita, che sia sul volto per motivi religiosi o di stile: tornare ad abitare lassù e riportare qualcosa in luoghi abbandonati dalla metà del secolo scorso e destinati all’oblio.

Due comunità spirituali, un ecovillaggio, giovani agricoltori un po’ "hippy" in fuga dalla città, ma anche tante famiglie che vivono lì da sempre, chi ci è tornato da poco perché ha trovato casa a buon prezzo e professionisti che hanno scelto di vivere – e far vivere ai propri figli – in un luogo di natura incontaminata. E numerose aziende agricole piene di animali che offrono ricettività e ristorazione ormai consolidata, nonostante in zona manchi quasi ovunque anche il segnale telefonico, sia fisso che mobile. Una scelta consapevole dei rischi a cui andavano incontro, per molti, che adesso si sentono ripetere "L’hai voluta la bicicletta? Ora pedala!". Una condizione obbligata per altri che abitano lì da sempre e non saprebbero dove andare e spostare gli animali, un cammino di speranza per chi ha deciso di cambiare vita e ha investito in agriturismi e strutture ricettive lungo la Via della Lana e della Seta: nessuno però, mai, si sarebbe aspettato un disastro del genere.

Tre le strade che portano a Montecuccoli – dove la pieve dedicata a San Michele, che appare adesso una cattedrale nel deserto, è l’emblema dell’importanza che ha avuto la zona in passato – dalla Val di Bisenzio: quella che passa, lungo il rio dei Fornelli, dal Borgo di Mezzana e dall’ecovillaggio Corricelli, è andata definitivamente distrutta con la grande alluvione; quella nella valle del rio Allese, che è stata via di fuga per molti durante la recente chiusura di via di Montecuccoli, è franata in parte per la furia del torrente che ha scavato in questi mesi sotto il costone che la reggeva, tanto da essere stata interdetta al traffico; infine la via di Montecuccoli, da Terrigoli, l’unica asfaltata, interessata quest’inverno da due grosse frane, messe prontamente in sicurezza dal Comune di Vernio, che ha però nuovi smottamenti ogni volta che piove. Dall’altro versante, quello di Barberino, la strada asfaltata è chiusa del tutto da un paio di settimane e cinque sono i punti critici su cui il Comune dovrebbe intervenire. Fatto sta che con la chiusura a tratti della Sr 325 a Rasora (dove la Città Metropolitana di Bologna sta ripristinando la seconda corsia nel punto franato) e nuove frane – fra cui lo smottamento di domenica notte prima di Montepiano – all’ordine del giorno da quei territori e da tutta la Val di Bisenzio per andare a Bologna e nel Mugello c’è da passare da Calenzano.

All’assemblea sono in tanti. C’è Dorina, una vita spesa per gli animali e volontaria del canile, che non si può permettere lunghe assenze dai suoi cani; c’è uno dei monaci del borgo TuttoèVita, che aspetta il ripristino della viabilità; c’è padre Massimo che con la sua comunità di monaci ortodossi ha preso in gestione dalla Regione la Villa di Montecuccoli per ritiri spirituali e per creare un rifugio per animali; c’è Cristian, che ha lasciato il vecchio lavoro per produrre miele e farina di castagne nel borgo che la famiglia possiede dal 1500. Ci sono, poi, Silvia e Alessandro, lei lavora ad Alia e lui fa il professore alle superiori, a Prato, con due bambini da portare a scuola e alle attività pomeridiane; c’è Antonia, medico di Firenze innamorata della zona; c’è Graziano, che sta spendendo i soldi accumulati in una vita per fare un punto di accoglienza per i i turisti del Cammino. Ci sono Niccolò e la compagna, che hanno scelto di vivere nel nulla per realizzare il sogno di allevare e produrre in modo sostenibile; c’è Paolo, a cui la sindaca di Barberino ha suggerito di spostare i cavalli da un’altra parte. Tanti i pensionati, nati e cresciuti in quei luoghi, che necessitano di controlli sanitari frequenti. "Io devo andare tre volte alla settimana a Bologna per lavoro – dice un signore dell’ecovillaggio – qualcuno ha idea di dove possa passare?". "Dalla via di Pulica – spiega uno dei titolari dell’agriturismo Rimaggiori, dell’altro versante, rimasto isolato per qualche giorno per un problema sulla strada, uno dei cinque -, ma serve un fuoristrada. Anche la strada che veniva utilizzata per andare all’Outlet quando sistemavano quella di Montecuccoli è stata rovinata dalla pioggia e dai passaggi dei mezzi pesanti per portare via il legname".

Circolano foto, di quelli che potenzialmente sono i danni fatti dal passaggio dei camion su una viabilità già fragile, per portare via il legname dalle proprietà demaniali. "Dovremo allegare le foto alla prossima Pec – dice Cristina, che abita vicino Gavazzoli ed è stata la portavoce del gruppo per la prima raccolta firme-. Ma a chi la mandiamo stavolta?" "Diciamoci la verità – si intromette Niccolò – in centro Italia ci sono ancora terremotati senza casa: a chi volete che importi di quattro gatti a Montecuccoli?". La verità. L’amara verità. L’assemblea si scoglie, giusto un momento per la foto per il giornale sotto lo sguardo di Padre Pio. Gli occhi e gli animi vanno al cielo e alla provvidenza divina che a questo punto, nonostante gli interessamenti, apprezzati ma non risolutivi, delle due sindache, sembra l’unica rimasta a poter intervenire.

Claudia Iozzelli