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Un momento del corteo organizzato dai Sudd Cobas (Attalmi)
Lo sciopero e il presidio dei lavoratori e del Sudd Cobas al maglificio Cxl per chiedere contratti regolari hanno portato al risultato sperato. La svolta è avvenuta nella tarda serata di martedì quando è stato sottoscritto un accordo tra sindacato, azienda a conduzione cinese e Cna Toscana Centro (al tavolo perché si tratta di un’azienda associata) che sancisce la stabilizzazione a tempo indeterminato di tutti i lavoratori (fino ad ora sotto agenzia interinale), orari 8x5 e applicazione del contratto nazionale.
"Una vittoria che arriva – dicono dal sindacato – dopo tredici giorni e dodici notti di sciopero e presidio". Il Sudd Cobas rivendica che "è finita per sempre la stagione dei turni infiniti e dei ‘contratti lampo’ da pochi giorni che avevano fino ad ora condannato i lavoratori ad una continua precarietà e ricattabilità". Un accordo che arriva dopo che il caso del maglificio Cxl, uno dei tanti denunciati dai sindacalisti, è finito la scorsa settimana sotto i riflettori nazionali nella trasmissione ‘L’aria che tira’ condotta da David Parenzo su La7. Il caso è stato oggetto anche di una interrogazione parlamentare depositata da Fratelli d’Italia. Un input che ha spinto il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali a procedere con un controllo al maglificio Cxl con personale dell’Ispettorato del Lavoro. "Sono risultati occupati soltanto due dipendenti. Proprio oggi (ieri, ndr) in seguito all’ispezione, quattro lavoratori irregolari, che erano stati multati da agenti della Polizia Municipale per occupazione di suolo pubblico mentre erano in sciopero di fronte al maglificio, sono stati assunti a tempo indeterminato – commenta Chiara La Porta, deputato pratese di FdI – La repentina risposta del ministero è la dimostrazione che il governo, la commissione Lavoro, presieduta dal collega Walter Rizzetto, si muovono, e si muoveranno, insieme, non solo per ripristinare la legalità a Prato, ma per combattere in modo deciso lo sfruttamento dei lavoratori e contrastare la concorrenza sleale".
La complessità del distretto illegale è stato argomento di approfondimento ancora una volta a distanza di una settimana nella puntata di ieri de "L’aria che tira". Un aggiornamento sulla notizia di sette giorni fa e allo stesso tempo una risposta "all’indignazione" dichiarata con una lettera aperta inviata da Confartigianato a Parenzo come "risposta doverosa per difendere il distretto" in seguito alla puntata dal 19 febbraio in cui si parlava "di un presunto sistema Prato assimilabile a un’organizzazione criminale". "Si dà una narrazione fuorviante del distretto", aveva detto Confartigianato.
Parenzo ha riacceso i riflettori sul sistema Prato che, è stato sottolineato, interessa solo la parte del distretto fuorilegge, con la soluzione della vertenza Cxl e facendo conoscere una nuova storia di sfruttamento. Protagonista un lavoratore pachistano che davanti alle telecamere ha rivendicato condizioni di lavoro non dignitose alla tessitura Girotex, associata a Confartigianato. Come dire: la vicenda del maglificio Cxl non è un caso isolato. "Abbiamo avvisato la Girotex del nostro servizio e chiesto spiegazioni, mai arrivate", ha detto Parenzo. In compenso Confartigianato ha inviato una pec alla associata intimandole di regolarizzare la situazione entro il 3 marzo, pena l’esclusione dall’associazione in conformità al codice etico e allo statuto. Ieri mattina la svolta anche per il lavoratore della Girotex quando è stato siglato un accordo per un contratto regolare tra azienda, ufficio contratti di Confartigianato e Sudd Cobas. A parlare del distretto è stato chiamato anche il procuratore Luca Tescaroli, in collegamento da Prato che ha ribadito la necessità di attivare una Dda antimafia ad hoc e nuove norme per favorire il pentitismo in relazione all’allarme mafia cinese.
sa. be.