MARIA SERENA QUERCIOLI
MARIA SERENA QUERCIOLI
Cronaca

Sul palco con "I promessi sposi". Quando il teatro entra in classe

Il regista e attore pratese Massimo Bonechi ha tenuto un corso per gli studenti della III D. Come ‘canovaccio’ l’opera di Alessandro Manzoni che ha reso più bella e piacevole la letteratura .

Gli studenti della III D con il regista e attore Massimo Bonechi, curatore del corso

Gli studenti della III D con il regista e attore Massimo Bonechi, curatore del corso

Massimo Bonechi, attore e regista, ha tenuto il corso di teatro con la 3 D della scuola Enrico Fermi aiutandoli a portare in scena "I promessi sposi" e si racconta in questa intervista fatta in classe.

Quando è nata la sua passione per il teatro?

"Quando io avevo 14 anni, ero al liceo, e la prof di inglese ci fece fare uno spettacolo "The end the safe" e mi chiese di fare il protagonista, perché ero un ragazzino timido e introverso, ma brillante. All’epoca ero veramente scheletrico e mi disse "tu devi fare un personaggio un po’ grassoccio" per cui mi infilarono un cuscino dentro alla maglia, e io avevo una pancia finta e questa cosa di trasformarsi o di essere qualcun altro, rimanendo me stesso, mi piaceva molto, e da allora non ho più smesso".

Qual è lo spettacolo in cui ha avuto più successo?

"Cito uno degli ultimi che mi ha molto appassionato e che tutt’ora è in scena, si chiama "Pompeo", tratto da un fumetto di Andrea Pazienza. Noi abbiamo fatto questa operazione: trasformare parola per parola e metterlo in scena, ed è venuto fuori un poemetto. E’ molto duro e crudo perché parla di un tossicodipendente che muore per overdose, è una cosa drammaticissima, c’è poco spazio per l’ironia e il divertimento, cosa che invece a me piace molto".

Come le è venuta l’idea di lavorare a scuola?

"Tutto è stato molto casuale quando mi chiesero di fare un laboratorio con dei ragazzi disabili, sul momento non sapevo come gestirla, però mi sembrava interessante, questo loro essere imperfetti mi faceva sentire come mi sentivo io, un po’ sempre fuori luogo e sbagliato, farlo nelle scuole è molto bello, e se io contassi qualcosa per il ministero dell’istruzione lo metterei anche come materia di studio. Poi oggi si fa molto riferimento alla propria conoscenza emotiva e interiorità, ma ci sono già delle cose che fanno questo lavoro, le arti, che educano a capire cosa abbiamo dentro, il teatro ci fa scoprire qualcosa di noi".

E’ difficile fare carriera al giorno d’oggi?

"Sì. Quando io ho cominciato a fare teatro, a Prato c’erano gruppi teatrali giovanissimi, oggi se dovessi dire chi è un gruppo teatrale di giovanissimi non saprei chi dire. Un tempo, soprattutto per chi come noi fa un lavoro un po’ più di frontiera si facevano delle tournée, si andava in un posto, si dormiva, si faceva lo spettacolo, si pranzava, si riposava e si ripartiva. Oggi ti chiedono di andare a Bari dalla mattina alla sera, per fare uno spettacolo e ci vuole la forza per farlo, ci vuole lo sport, inizierò a fare sport da qui in avanti, vi farò sapere quale sport scelgo".