L’Emilia-Romagna sfila al Vinitaly «Vitigni autoctoni e biodiversità»

Frascari, presidente dell’Enoteca Regionale, svela le novità del Padiglione 1 completamente rinnovato

Da sinistra: il presidente dell’Enoteca Regionale dell’Emilia-Romagna, Davide Frascari, lo chef Massimo Bottura, gli assessori all’Agricoltura Alessio Mammi e al Turismo, Roberta Frisoni, Rosa Fanti con il marito, lo chef Carlo Cracco

Da sinistra: il presidente dell’Enoteca Regionale dell’Emilia-Romagna, Davide Frascari, lo chef Massimo Bottura, gli assessori all’Agricoltura Alessio Mammi e al Turismo, Roberta Frisoni, Rosa Fanti con il marito, lo chef Carlo Cracco

Il conto alla rovescia è quasi finito. L’Emilia-Romagna è pronta ad alzare i calici per l’edizione di Vinitaly ormai alle porte. Dal 6 al 9 aprile infatti a Verona si presenta con un Padiglione 1 completamente rinnovato sotto l’egida di Enoteca regionale, Regione e APT Servizi Emilia-Romagna. A tracciare un affresco è il presidente dell’Enoteca Regionale, Davide Frascari. Frascari, c’è aria di novità nel padiglione «C’è il nuovo concept, il Vieni VIA con me che richiama i vini della via Emilia, che tocca tutti i territori. E poi il tema del bello: il padiglione è un vero giardino delle meraviglie. Inoltre, l’abbinamento cibo-vino caratterizza questo Vinitaly: anche grazie alla presenza di chef Massimo Bottura. Tante novità per cui quest’anno siamo riusciti ad avere tutto pieno». Quali sono i punti di forza dei vini emiliano-romagnoli? «Sono caratterizzati soprattutto dalla biodiversità, la nostra regione conta oltre 50mila ettari di superficie vitata, la terza in Italia per volumi prodotti e la seconda per valore. I più ricercati sono gli autoctoni, come Albana, Spergola, Malvasia e Lambrusco. E poi c’è un adeguato rapporto fra un vino di qualità e il prezzo accessibile». Come crescere ancora? «Sicuramente con la promozione. I nostri sono recepiti come vini di qualità, in un segmento popolare di consumo. In un momento in cui l’alcol è considerato un problema nell’immaginario collettivo del consumatore, il fatto di avere un tenore alcolico relativamente basso è un aspetto che aiuta. Bisogna lavorare ancora di più sull’abbinamento con la cucina, seguire i moderni stili di vita come aperitivi, happy hour. Su questo, alcuni vini caratterizzati dalle bollicine si prestano bene a un consumo alternativo al pasto, come il Pignoletto». Le bollicine continuano a trainare la crescita in Italia «Rappresentano una categoria di vino che oggi è meno in crisi di consumo rispetto alle altre. Il Lambrusco vanta una grande versatilità negli abbinamenti, anche con la cucina etnica. Inoltre, è una intera famiglia di vitigni, che dà anche vini rosati e vinificazioni in bianco. È uno dei vitigni il cui miglioramento qualitativo è stato più intenso: nell’immaginario di 15 anni fa era un vino considerato popolare, si trovava nell’ultimo scaffale. Oggi, anche grazie a certi chef stellati, è abbinato alle ostriche e non solo. Fra le novità, la Igt Emilia che rappresenta il 70% dei volumi di Lambrusco ha scelto che da agosto sarà obbligatoria la fascetta di Stato. Una garanzia in più». Altri frizzanti? «Il Pignoletto, che si trova soprattutto nella collina bolognese, vive un momento positivo sull’onda dei bianchi che sta suscitando un interesse di mercato più alto. Nel Reggiano, la Spergola, autoctono a bacca bianca, oggi è un’ottima base spumante. E poi la Malvasia, un vitigno sempre a bacca bianca, aromatico, caratteristico per i dolci». Una delle sfide del momento è il cambiamento climatico «Il vigneto è una delle piante più adattabili dal punto di vista ampelografico ai cambiamenti climatici. Ultimamente però è stata sottoposta a uno stress ulteriore e a fitopatie come la flavescenza dorata. Questo ha portato a interventi di diradamento e asportazione di piante malate con diminuzione delle rese per ettaro».


Crescono export e produzione. Quinti in Italia per uve biologiche

I principali mercati sono Gran Bretagna, Germania e Stati Uniti. Calano le aziende

È un 2024 caratterizzato dal segno più per l’Emilia-Romagna, che si prepara al Vinitaly con un bilancio in crescita per rese e produzione. Nel complesso, in cantina sono stati conferiti 8,61 milioni di quintali di uva – in crescita dell’8% sul 2023 – ricavati da oltre 51 mila ettari di vigneti. L’anno si è chiuso con un volume totale di vino di 6,65 milioni di ettolitri (+8,4%). Al primo posto ancora il vino da tavola (46,4%), seguito dalle Igt (35,5%), Doc (16,4%), varietale (1,3%) e infine Docg (0,4%), tutte varietà con incrementi in volume rispetto al 2023 ad eccezione dei Doc, in flessione del -3,6%. Tra le preferenze di consumo, anche nel 2024 i vini bianchi hanno avuto la meglio, raggiungendo il 61,4% rispetto al 37,3% dei rossi. Il comparto tiene sul fronte delle esportazioni il cui valore (dati Istat), nel 2024 ha raggiunto i 464.500.000 euro (+0,6%). Bene il bio. Con i suoi 52.975 ettari di superficie vitata, l’Emilia-Romagna si conferma una delle maggiori regioni viticole, quinta dopo Veneto, Sicilia, Puglia e Toscana. Nell’ultimo biennio, il vigneto regionale è calato di circa 260 ettari. Sono però cresciute le estensioni dei terreni biologici, passati dai 4.653 ettari di fine 2018 ai 6.204 ettari di fine 2024 (+33,3%). Un altro dato è la diminuzione del numero delle aziende viticole (-30,5%), con una perdita media annuale di 669 unità. Per quanto riguarda la distribuzione sul territorio, delle 15.243 aziende regionali, la maggior parte si concentra nella provincia di Ravenna (3.563), seguita da Modena (2.441), Reggio (2.251), Forlì-Cesena (2.210), Bologna (1.777), Piacenza (1.286), Rimini (761), Parma (644) e Ferrara (310). Negli ultimi cinque anni finanziari sono stati erogati mediamente dalle regioni 256 milioni a tutela e promozione del settore. In questo scenario, l’Emilia-Romagna si colloca al quarto posto – dietro a Sicilia, Veneto e Toscana – confermando l’importanza che il comparto vitivinicolo riveste a livello nazionale. Per quanto riguarda l’export, tra il 2019 e il 2022 il valore è passato da 323.892.882 a 452.299.334 milioni, con le migliori performance registrate in Uk, Germania, Stati Uniti, Messico, Canada, Francia, Russia e Giappone.

GLI AMBASCIATORI

Quattro vitigni fra storia e radici

Albana, Malvasia, Lambrusco e Sangiovese sono le stelle in vigna

I magnifici quattro. Sono i vitigni autoctoni, ambasciatori dell’Emilia-Romagna del vino. A partire dalla Malvasia, che affonda le sue origini nell’Antica Grecia. E poi il Lambrusco, la cui leggenda è legata a Matilde di Canossa e la battaglia di Sorbara, mentre l’Albana risale al tempo dei Romani, che avrebbero introdotto il vitigno a bacca bianca in Romagna. Infine, il Sangiovese: gli ampelografi ritengono che il luogo d’origine sia l’Appennino tra Toscana e Romagna: è il vitigno a bacca nera più coltivato in Italia.