MARCO MAGI
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Due vecchie, un re, una fata per 'La Scortecata' agli Impavidi

Nel teatro sarzanese venerdì 29 novembre la regista Emma Dante presenta lo spettacolo della nuova tappa di Fuori Luogo

Una scena de 'La scortecata'

Una scena de 'La scortecata'

Sarzana, 29 novembre 2019 - Non poteva mancare nella stagione 'Fuori Luogo', percorsi teatrali nel presente, una tappa a Sarzana. Dopo il successo della Trilogia degli occhiali, la regista Emma Dante debutta venerdì 29 novembre al Teatro degli Impavidi, alle 21, con 'La Scortecata', liberamente tratto da Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile, rilettura in chiave originale una delle novella più celebri della raccolta con cui, nel Seicento, lo scrittore creò un capolavoro della tradizione letteraria italiana e mondiale. Ad essere raccontata la storia di un re che s’innamora, ingannato, di una vecchia, trasformata in una splendida ragazza dall’incantesimo di una fata. Il napoletano del Basile, nutrito di espressioni gergali, proverbi e invettive popolari, produce modi e forme teatrali, tra lazzi della commedia dell’arte ed echi shakespeariani.

Lo cunto de li cunti overo lo trattenimiento de peccerille, noto anche col titolo di Pentamerone, è una raccolta di cinquanta fiabe raccontate in cinque giornate. Il napoletano del Basile, nutrito di espressioni gergali, proverbi e invettive popolari, produce modi e forme teatrali, tra lazzi della commedia dell’arte ed echi shakespeariani.

La scortecata è lo trattenimiento decemo de la iornata primma: un re s’innamora della voce di una vecchia, che vive in una catapecchia insieme alla sorella, più vecchia di lei. Il re, gabbato dal dito che la vecchia gli mostra dal buco della serratura, la invita a dormire con lui. Dopo l’amplesso, accorgendosi di essere stato ingannato, la butta giù dalla finestra. La vecchia non muore, resta appesa a un albero. Da lì passa una fata che le fa un incantesimo facendola diventare una bellissima giovane e il re se la prende per moglie.

In una scena vuota, due uomini, a cui sono affidati i ruoli femminili come nella tradizione del teatro Settecentesco, drammatizzano la fiaba incarnando le due vecchie e il re. Basteranno due ‘seggiulelle’ per fare il ‘vascio’, una porta per fare entra ed esci dalla catapecchia e un castello in miniatura per evocare il sogno.

Le due vecchie, sole e brutte, si sopportano a fatica ma non possono vivere l'una senza l'altra. Per far passare il tempo nella loro misera vita inscenano, con umorismo e volgarità, la favola che vorrebbe insegnare alle donne a non esser vanitose, alle vecchie ad avere il senso del ridicolo e agli uomini a non inseguire le apparenze. Per info e prenotazioni rivolgersi al 346 4026006 o a [email protected]