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Il Teatro Impavidi apre con Orsini e il suo 'Il nipote di Wittgenstein'

Appuntamento con il via alla Stagione venerdì 1° novembre. L'opera di Bernhard e il rapporto con la pazzia

Umberto Orsini

Umberto Orsini

Sarzana, 1 novembre 2019 – La nuova Stagione del Teatro Impavidi di Sarzana, ideata e organizzata dall’Associazione Gli Scarti - vincitrice del bando per la gestione del teatro, diretta da Andrea Cerri - in collaborazione con il Comitato d'indirizzo e col Comune di Sarzana, si apre venerdì 1° novembre, alle 21, con un'eccezionale prova d’attore di Umberto Orsini in uno dei suoi spettacoli più riusciti. Protagonista assoluto de 'Il nipote di Wittgenstein' di Thomas Bernhard, Umberto Orsini è la proiezione letteraria dell'autore intento a raffigurare se stesso mentre racconta a un'ascoltatrice silenziosa la storia di un'amicizia singolare, di un rapporto tra due pazzi: il primo è lo stesso Bernhard, che ha saputo dominare la sua pazzia, il secondo è Paul Wittgenstein, dominato dalla sua follia e morto in manicomio; personaggio metà reale e metà immaginario, nipote del noto filosofo austriaco Ludwig Wittgenstein.

Considerato uno dei più bei romanzi dell'autore austriaco è una sorta di 'concentrato' dei temi di Bernhard, il suo testo più 'intimo', come sottolinea il regista Patrick Guinand, quello in cui affronta nel modo più diretto il tema dei sentimenti, che compare di rado nella sua opera, il punto più vicino alla parola di Bernhard stesso, alla sua voce d'uomo, quella dell'autobiografia, che ci conduce nella sua casa-fortezza di campagna e nel suo universo letterario.

“Il nipote di Wittgenstein è un testo che impone una recitazione in solitario – afferma Orsini - anche se la relazione con la muta presenza femminile che è in scena è fondamentale. È una difficile e impegnativa prova d'attore. Soprattutto devo fare molta attenzione mentre recito a non lasciarmi sopraffare dall'emozione. Io sono abituato a gestire le mie forze per cedere alle emozioni in funzione del testo, ma ci sono dei momenti, nel Nipote, in cui quest'economia tenta di sfuggirmi e spesso l'emozione mi stringe la gola. Occorre allora un gran controllo, perché se è noto che ci si commuove molto più per noi stessi che per gli altri, un testo come questo accende un'immensa autocommozione. Qui non cerco di interpretare un personaggio, non 'faccio Bernhard', qui ho deciso di 'essere Bernhard' e quindi più che fare un personaggio sono me stesso che parla con le parole di un autore grandissimo, che finirà comunque per prevaricarmi e quindi rappresentarsi”. Info: 346 4026006 o [email protected].