ORLANDO PACCHIANI
Cronaca

Alessandro Tarquini: "Due Mari, viabilità, ferrovie: i ritardi devono essere colmati"

Il direttore di Confindustria Toscana sud: "Abbiamo scritto alle istituzioni, attendiamo risposte". Obiettivo sui dazi Usa: "Non è il momento delle contrapposizioni, ora bisogna trattare".

Nella foto d’archivio, una fase dei lavori per il raddoppio della Due Mari

Nella foto d’archivio, una fase dei lavori per il raddoppio della Due Mari

Il tema impellente, per le aziende di tutto il mondo, è capire cosa succederà con i temuti dazi Usa, ma le imprese non dimenticano i consueti terreni di confronto: dalle infrastrutture alla formazione, alle nuove tecnologie. Alessandro Tarquini, una vita in Confindustria, è da pochi mesi direttore della sezione Toscana sud. Nei giorni scorsi ha inviato una lettera sui "ritardi incomprensibili per l’appalto dei lavori" sulla Due Mari: si parla di due tratti aretini ma anche del lotto zero, tra Siena-Grosseto e Siena-Bettolle. Destinatari i sindaci di Arezzo, Grosseto, Siena, presidenti di Provincia, parlamentari, Regione. "Abbiamo chiesto a tutti di attivarsi perché dal sito Anas sono sparite le risorse per questi interventi. A oggi abbiamo ricevuto solo una risposta generica e un appuntamento", dice Tarquini.

Direttore, cosa vi aspettate sul tema? "Risposte chiare. Quando si parla di impresa, bisogna sempre ricordarsi che il primo impegno dovrebbe essere rendere attrattivo e ospitale un territorio. Le infrastrutture sono prioritarie e i ritardi di questo territorio devono essere colmati".

A Siena su questo c’è una vasta letteratura... "È vero: la Due Mari tiene banco, ma anche questioni che sembrano minori ma sono decisive per tante aziende come il ponte di Bellavista a Poggibonsi, su cui apprezzo l’impegno della sindaca confidando in una soluzione positiva. Oppure l’elettrificazione della Siena-Firenze, di cui non si sente più parlare".

A proposito di ferrovie, cosa pensate di MedioEtruria? "Abbiamo deciso per ora di non prendere posizione sulla collocazione, perché siamo convinti che la scelta debba essere tecnica, altrimenti rischiamo di dividerci su un argomento teorico invece di batterci per questioni più urgenti e realizzabili in tempo più ravvicinato".

A Siena si è tornati a parlare con insistenza anche dello scalo di Ampugnano: gli Industriali cosa ne pensano? "Reputiamo positiva la possibilità di trovare un’evoluzione, che potrebbe favorire subito un interessamento di voli privati, non solo turistici ma anche commerciali".

Nei prossimi giorni tutti temono l’arrivo dei dazi Usa, lei cosa auspica? "Come Confindustria cerchiamo di spingere per evitare reazioni scomposte a livello europeo. Per i nostri territori sarebbe un problema".

Quindi sì al dialogo? "Trattare a oltranza, non c’è altra soluzione. Una replica dura unitaria non terrebbe conto delle differenze, questo è il momento della diplomazia".

Intanto però l’export in provincia di Siena, dopo anni di enorme crescita, ha già frenato lo scorso anno. "In parte era prevedibile, il calo della farmaceutica arriva dopo anni di crescita a tre cifre. L’eterogeneità dei settori, che riguarda Siena come la provincia di Arezzo, rappresenta in ogni caso un punto di forza e consente di assorbire anche qualche passaggio difficile".

A proposito di difficoltà: lei che idea si è fatto della situazione Beko? "Non entro nel merito della vicenda, osservo solo in via generale che a volte ci si accorge dei problemi quando è troppo tardi, quando la gestione delle crisi occupazionali è complicata. Un’azienda sul territorio è una ricchezza, bisogna impegnarsi al massimo per creare le condizioni che ne garantiscano la permanenza. E questo al di là delle scelte dei singoli casi".

Anche di recente avete lanciato l’allarme sulla mancanza di personale qualificato: come intervenire? "È un problema diffuso in tutta Italia, noi lavoriamo con l’Università e abbiamo creato un sito internet dove mettere in contatto aziende e studenti. E poi lavoriamo molto affinché gli studenti con elevata competenza tecnica siano consapevoli che questo territorio ha molto da offrire. E che quindi non è necessario andarsene per trovare un’occupazione qualificata".