Sui probabili dazi sul vino italiano che soffiano dagli Stati Uniti non può mancare la voce della presidente della Coldiretti Toscana Letizia Cesani, esponente di una famiglia di produttori vignaioli fra i filari di San Gimignano. "Diciamo subito – afferma a La Nazione la presidente Cesani – che gli Stati Uniti sono ancora il primo mercato di approdo per l’Italia del vino, rappresentando quasi un quarto delle vendite di nel mondo, seguito da Germania e Gran Bretagna. Infatti i dati Istat dell’export fotografano un settore che, pur dovendo affrontare le note criticità di questi tempi, continua a conservare il segno positivo, nel mondo".
Quali le valutazioni dei produttori sul momento attuale?
"I dati sono accolti dai produttori di vino con cauto ottimismo perché a fronte di un aumento della produzione regionale nella vendemmia 2024, l’andamento del mercato sembra dare segnali discordanti, complice il complicato periodo storico caratterizzato da un instabile scenario geopolitico, politiche ideologicamente salutiste e un cambiamento delle abitudini di consumo del vino".
Sui possibili dazi Usa che timori avete?
"Le sorti del nostro export saranno condizionate dall’eventuale introduzione di dazi da parte del presidente Trump, ma anche da un eventuale aumento delle accise in àmbito europeo come da notizia di queste ore. Un incremento che dovrebbe essere abbinato anche all’introduzione di etichette sanitarie allarmistiche".
E quindi come intendente muovervi?
"Come Coldiretti siamo contrari alle politiche dei dazi che limitano la circolazione dei merci e crediamo che si debba percorrere un’intensa attività diplomatica come intero continente al fine di scongiurare questo pericolo, è quindi all’Europa che guardiamo con attenzione perché può da un lato scongiurare l’applicazione dei dazi e dall’altro perché ha il dovere di bloccare le iniziative legislative comunitarie che penalizzano il nostro comparto".
L’Europa latita secondo voi su temi così cruciali?
"Non è pensabile di un’Unione europea che rimanda da anni un provvedimento fondamentale per la trasparenza e la salute, come l’obbligo dell’etichetta d’origine su tutti gli alimenti, e sposa invece misure così criminalizzanti sul vino che sono puramente ideologiche".
Si riferisce alle etichette?
"La prevenzione e la promozione di stili di vita sani sono obiettivi fondamentali che meritano il massimo impegno da parte delle istituzioni e della società, e che ci vedono impegnati da tempo, vedi la nostra battaglia per la difesa della vita mediterranea dove il vino è un elemento caratteristico. Ma prevedere misure come etichette allarmistiche e nuove tasse ingiustificate, significa colpire un settore strategico del Made in Italy, che vale quasi 14 miliardi di euro".
Invece che messaggio dovrebbe passare, secondo voi?
"Il vino non è solo una bevanda alcolica, è prima di tutto un prodotto agricolo, frutto della terra e del lavoro di milioni di agricoltori. È cultura, tradizione, identità, parte integrante della nostra storia e del nostro territorio. Solo facendo comprendere questo valore riusciremo ad avere normative giuste che lo valorizzino e fidelizzare i consumatori esteri, nonostante dazi o tassazioni".