Laura Valdesi
Cronaca

Siena, botte in Piazza: "Non c’è reato in forza della loro peculiarità". Errori di identificazione

Udienza fiume ieri per la rissa Nicchio-Valdimontone: parola alle difese. Pisillo: "Siena non è un luogo dove è permesso tutto". Verdetto il 26 aprile

Piazza del Campo

Piazza del Campo

Siena, 9 marzo 2023 – “Nessuno afferma che Siena è un luogo dove è permesso tutto, come sostiene il pubblico ministero. Ma il reato di rissa viene meno in forza delle straordinarie peculiarità che rendono i fronteggiamenti meritevoli di una specifica valutazione, applicando sempre il codice penale". E’ il cuore della lunga difesa, un’ora e mezzo, fatta dall’avvocato Fabio Pisillo dei montonaioli accusati di rissa nel processo ’madre’, quello per i fronteggiamenti in Piazza del 17 agosto 2015. Modalità dei fatti e intenti di chi vi ha preso parte provano la particolare tenuità del fatto. Inizia con la ricostruzione di Pisillo la giornata extra large del processo dedicata alle difese – dalle 9.30 prosegue fino al pomeriggio inoltrato –, prima della storica sentenza che arriverà il 26 aprile. Il pm Sara Faina il 14 novembre scorso aveva chiesto la condanna per 29 contradaioli (7 del Nicchio, 5 dell’Onda e il resto dei Servi) a pene dai 225 ai 600 euro per rissa aggravata dalle lesioni riportate da alcuni imputati, seppure lievi.

“Straordinarie peculiarità dei fatti tutte dimostrate nel corso del dibattimento", è la parola chiave che l’avvocato Pisillo declina per chiedere l’assoluzione. "Peculiarità del fronteggiamento oggetto del processo", usa ancora il concetto. Definisce "significativo" il fatto che questore e prefetto per il Palio sostengono che basta la presenza dei vigili urbani. Rivendica (ancora) la "peculiarità di regole non scritte ma scolpite nella tradizione e nel cuore dei contradaioli che riguardano i fronteggiamenti, dove c’è reciproco rispetto e tutela degli spettatori". Spiega infatti, attingendo alle testimonianze del dibattimento, "che avviene solo al Palio che nel mezzo dei fronteggiamenti ci si ferma perché un priore alza il fazzoletto in quanto la Selva delle passare. Se basta il dirigente e tutti si blocccano... diamo una dimensione a ciò che è successo". Mostra poi un’immagine tratta dai filmati dove due si danno una bella stretta di mano alla fine della tensione. Pisillo prende poi le distanze dalle motivazioni della sentenza di condanna che ha riguardato i torraioli evidenziando al giudice Elena Pollini le diversità, a partire dall’uso di presunti mezzi impropri.

Altra questione cardine è quella dell’identificazione "che non risulta affatto provata". Di questo capitolo si occupa Giulio Pisillo analizzando la posizione di ogni montonaiolo. Sottolinea occhi e colore dei capelli diversi: "Due persone totalmente differenti". Affonda a ’picconate’ l’inchiesta: "La polizia giudiziaria si è fatta condizionare da una fonte anonima che si è sbagliata di grosso". C’è stata "un’assoluta mancanza di rigore nell’identificazione", ribadisce dopo aver passato in rassegna altre posizioni. Per l’ultimo imputato si paventa addirittura uno scambio di persona, presentando frame e accanto l’immagine di un senese molto noto che gli assomiglia molto. Insomma, per dire che c’è grande incertezza nell’attribuire il nome alle persone coinvolte nei fronteggiamenti e ora sotto processo. Altre tessere importanti del mosaico difensivo arrivano anche dagli avvocati Daniela Marrelli, Cristiano Vecoli, Carlo Pini, Michele Bellandi e Bernarda Valente.