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Il presidente Mario Cerri con il vice segretario Gabriele Carapelli e il segretario Marcello Alessandri
Il 2025 sarà un anno di grande importanza per il mondo delle imprese e degli artigiani, nazionali e senesi. A fare il punto della situazione è il presidente di Confartigianato Senese, Mario Cerri. La sua analisi parte dalla legge di Bilancio 2025 approvata dal Parlamento, una manovra, a suo dire, che "mantiene l’equilibrio tra rigore e crescita: "Una scelta responsabile – afferma – per garantire la stabilità finanziaria e il progressivo riallineamento dei conti pubblici, senza far mancare l’orientamento allo sviluppo".
Il presidente di Confartigianato Senese aggiunge: "E’ necessario proseguire nel mettere in atto misure che possano sostenere le piccole imprese e favorire uno sviluppo inclusivo e sostenibile". Cerri insiste poi sull’importanza di investire nelle competenze professionali, un elemento chiave per il futuro delle piccole imprese. "Potenziare l’apprendistato professionalizzante – evidenzia – e incentivare l’alternanza scuola/lavoro sono passi decisivi per formare la forza lavoro di cui le nostre aziende hanno bisogno".
Poi il tema delle tasse: "La pressione fiscale nel 2023 ha fatto registrare 36,6 miliardi di maggiore tassazione su cittadini e imprese italiani rispetto all’Eurozona, pari a 620 euro pro capite in più", sottolinea Cerri che non dimentica di ricordare come al peso del fisco si aggiunga la batosta del caro-bollette. Nel biennio 2022-2023 le piccole imprese italiane hanno pagato l’energia elettrica 11,8 miliardi in più rispetto alla media dei Paesi dell’Unione economica e monetaria, ma a complicare le cose ci pensa la burocrazia.
"Il 73% degli imprenditori italiani lamenta la complessità delle procedure amministrative, sette punti in più del 66% della media Ue – è l’analisi di Cerri –. Inoltre, il 78% degli imprenditori si sente ostacolato dai continui cambiamenti legislativi, ben 14 punti percentuali in più rispetto al 64% della media Ue". Il presidente di Confartigianato senese segnala poi un altro persistente problema: la carenza di manodopera. "Un fenomeno in costante crescita, visto che a novembre le aziende di manifattura e servizi lamentano difficoltà a reperire il 47,9% del personale necessario (pari a 204.790 lavoratori), 2,8 punti percentuali in più rispetto al 45,1% del 2023. E mentre le aziende cercano lavoratori, i giovani non cercano lavoro – è l’amara constatazione –. Secondo il rapporto di Confartigianato, i giovani inattivi tra 25 e 34 anni sono 1.495.000, un numero che assegna all’Italia il primato negativo nell’Unione europea".
Infine, un altro tema fondamentale per Confartigianato è l’accesso al credito per le piccole imprese. Si chiedono infatti interventi specifici per facilitare l’autofinanziamento delle pmi, a partire dalla riforma del Fondo Centrale di Garanzia e dal miglioramento del sistema dei Confidi. "Le pmi – sostiene Cerri – devono avere accesso a risorse adeguate al fine di sostenere la loro crescita e competitività, e il sistema di garanzie deve essere riformato per rispondere meglio alle loro esigenze". Cerri reputa apprezzabile il taglio dei tassi deciso dalla Bce, "ma il costo del credito per le imprese rimane sempre molto alto – dichiara - e rischia di frenarne gli investimenti e l’impegno ad affrontare le transizioni green e digitale".
"L’alto costo del denaro – aggiunge Cerri – rischia di compromettere l’espansione dei nostri imprenditori sui mercati internazionali, in una fase in cui dobbiamo fare i conti con il rischio dell’imposizione di dazi commerciali da parte degli Usa e con le incertezze geopolitiche a livello mondiale. A tutto questo – conclude il presidente di Confartigianato – si aggiungono le rigidità delle norme su Basilea3+ imposte alle banche".