
Mauro Pagani, coautore di ’Creuza de Ma’, in Piazza del Campo (foto Mattioli)
Si è fatto un gran parlare della bella esecuzione al Festival di Sanremo di ’Creuza de ma’, nella versione di Bresh e Cristiano De André, che ha suscitato meraviglia e curiosità nelle nuove generazioni che non conoscevano questo capolavoro del 1984, parte di uno dei più grandi dischi del decennio, come ebbe a sottolineare David Byrne, probabilmente l’apice raggiunto dalla musica italiana negli ultimi sessant’anni. La foto di Augusto Mattioli ci riporta al 25 agosto 2004, quando Siena volle festeggiare i vent’anni di questo affresco musicale mediterraneo, attraverso il suo coautore Mauro Pagani, direttore artistico del festival ’La Città Aromatica’ e una serie di ospiti che rappresentavano proprio le terre toccate dai brani in lingua genovese. Piazza del Campo ospitò questo evento, che si aggiudicò il premio giornalistico come miglior concerto dell’anno. Era il secondo anno consecutivo che Siena vinceva il premio, dopo la precedente reunion della Premiata Forneria Marconi. La ’Creuza de ma’ 2004 si chiamava ’I sentieri del maestrale’ e vedeva la presenza della Istanbul Oriental Ensemble, Emil Zrhian, Moshen Kassarosafar Ensemble, Andrea Parodi, Gavino Murgia, Andhira, Arnaldo Vacca, Giorgio Cordini, Max Gabanizza, Eros Cristiani, Joe Damiani. I sette brani di ’Creuza de ma’, in una nuova versione, si accompagnavano ad altri sempre in lingua genovese della coppia De André-Pagani, più un inedito ’Neutte’, tratto da una poesia tradotta in genovese del poeta greco Alcmane. Serata indimenticabile, anche questa diventata poi disco e quindi fermata nel tempo. Siena al centro di attenzioni internazionali di addetti ai lavori e giornalisti che aspettavano con curiosità la nuova versione curata dal suo stesso autore. ’Crêuza de mä’ fotografa l’attimo in cui Omero e i due autori contemporanei guardano il mare. Chi cerca Itaca, chi un suono ancora oggi indescrivibile. Viaggiatori indomiti, avventurieri intrepidi che solcano il Mediterraneo, che divide e lega, stimola la fantasia, il sogno. Quando esce lascia un segno ovunque a discapito dei dubbi nutriti dai discografici: quell’album etnico si rivela una scelta formale controcorrente, con le sue suggestioni mediterranee che rubano da tutti i porti che si affacciano sul mare. il dialetto è una rivincita, perché non va a morire ma riemergerà per chi lo sceglierà come codice, magari carbonato, dell’economia del dono che già si annuncia.
Massimo Biliorsi