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Il rettore del Magistrato: "Preoccupazione e disagio dopo l’ultima sentenza"

Squarci ribadisce che la posizione dei priori resta quella del marzo 2024. I contenuti erano in linea anche con quanto già da loro affermato nel 2016. "Siamo contrari alla qualificazione giuridica data a certi comportamenti".

Il rettore del Magistrato delle Contrade Emanuele Squarci

Il rettore del Magistrato delle Contrade Emanuele Squarci

di Laura ValdesiSIENA

"La posizione del Magistrato credo che sia stata affermata in maniera chiara ed inequivocabile già nel comunicato del 25 marzo 2024. Che era, tra l’altro, in linea con quanto già affermato nel maggio 2016. Chiaro che dobbiamo ancora leggere la sentenza relativa alle vicende del 2 luglio 2018. Anche senza aver preso visione delle motivazioni (arriveranno a fine maggio, ndr), però, non possiamo che esprimere preoccupazione e disagio. Come è evidente che il sollievo che, umanamente, abbiamo per coloro che sono stati assolti non può minimamente compensare invece da una parte l’amarezza per i condannati e dall’altra proprio la preoccupazione che da questo deriva per il futuro della Festa ma anche dei contradaioli, in specie dei nostri giovani. Che eventualmente coinvolti in situazioni similari possono trovare, a fronte di condanne di questo genere, difficoltà importanti nel mondo del lavoro". Netto dunque il rettore del Magistrato delle Contrade Emanuele Squarci che interviene dopo la sentenza pronunciata lunedì sui fronteggiamenti fra i contradaioli di Nicchio e Valdimontone, il 2 luglio 2018. Cinque sono stati condannati per rissa e resistenza a pubblico ufficiale, tre solo per rissa, gli altri imputati assolti. Un pronunciamento, quello del giudice Francesco Cerrettelli, che ha riacceso il malumore in città per il modo in cui vengono ’letti’ comportamenti e rituali che fanno parte da sempre della tradizione del Palio.

"Siamo assolutamente contrari alla qualificazione giuridica che viene data di questi comportamenti", ribadisce Squarci aggiungendo che si tratta della posizione espressa dal Magistrato "già lo scorso anno prima che ripartissero le udienze di questa vicenda e a commento delle sentenze precedenti. La nostra posizione non si sposta dai contenuti espressi all’epoca". Resta intatta anche la solidarietà nei confronti dei contradaioli finiti davanti al giudice sebbene questa non abbia spostato di un millimetro l’esito dei processi che si sono susseguiti dopo i fatti dell’agosto 2015 sempre tra Nicchio e Valdimontone. "Solidarietà c’è, la presenza dei dirigenti e del Magistrato lo stesso, dell’opinione pubblica, Ma quando si arriva in fondo – osserva Squarci – è l’autorità giudiziaria che decide in base alle proprie valutazioni. Il pressing morale, per così dire, non ottiene risultati, in questa come in altre situazioni".

Sentenze come quella del 24 febbraio scorso, con condanne anche per resistenza a pubblico ufficiale, rischiano di cambiare radicalmente la Festa che, in verità, è già mutata. "Obbligano di sicuro a fare molti ragionamenti. Se avessi un figlio maschio, per fortuna ho una femmina, gli direi di pensarci molto bene prima di fare qualcosa. Le persone coinvolte sono rimaste sotto processo per anni, spendendo denaro e ritrovandosi con una condanna penale. A malincuore delle riflessioni debbono essere fatte. Sinceramente in un futuro vicino non vedo un cambiamento di impostazione, la qualificazione per i fatti del 2018 è stata pesante", prosegue. Squarci ribadisce che se ne parlerà in Magistrato, dove l’argomento è stato abbondantemente esplorato, e anche nelle assemblee delle 17 Consorelle sicuramente la questione tornerà d’attualità. Ma poi?