DIEGO MANCUSO
Cronaca

IncontriAmo l’autismo. Josè che va nelle scuole per condividere emozioni e parole

L’esperienza dell’undicenne di Montepulciano raccontata dalla madre "Gli piace raccontarsi, stare in mezzo alla gente. E i bambini lo adorano". L’educatrice Chiara Bazzotti: "Il dialogo parte dai loro interessi".

Due immagini degli incontri nelle scuole di Jo’; a sinistra uno dei disegni di Jo’

Due immagini degli incontri nelle scuole di Jo’; a sinistra uno dei disegni di Jo’

Arriva l’autismo, entra in una famiglia, sconvolge la vita a tutti coloro che stanno intorno al bambino che riceve la diagnosi. "Viene definito, in termini scientifici, un lutto, perché muore il figlio che un genitore aveva immaginato e deve sostituirlo con un altro". Le parole sono di Roberta Trerotola, di Montepulciano, mamma di Josè Vella, 11 anni, protagonista del progetto ‘IncontriAmo l’autismo’ che sta ottenendo uno straordinario successo, portando nelle scuole, dall’Infanzia alle Superiori, non lezioni ma la diretta testimonianza di Jo’, come tutti lo chiamano, usando un linguaggio semplice e diretto. Quella che poteva essere una storia di rinuncia e disperazione, diventa così la storia d’amore di una famiglia per gli altri, un esempio di speranza a cui ispirarsi.

"Dopo dei test medici, a cui Josè fu sottoposto a sedici mesi, ricevemmo il responso definitivo quando il bambino aveva due anni e mezzo" racconta ancora Roberta, che insieme al papà Nicola e ai fratellini Gaia, 10 anni, e Zeno, di 7, questi ultimi descritti "come la sua chiave per comprendere il mondo", ha riorganizzato la sua esistenza per far condurre a Josè la migliore vita possibile. Di fronte alla diagnosi di autismo, si può (ed è umanamente comprensibile) reagire chiudendosi, pensando, per il futuro del soggetto, ad un ruolo passivo in un centro specializzato. "Invece – afferma Chiara Bazzotti, l’educatrice quarantenne che segue Jo’ da quando aveva sei anni e che è l’ispiratrice del progetto – i bambini, i ragazzi che rientrano nello spettro autistico non vanno lasciati vegetare: bisogna comprendere i loro interessi, da lì parte il dialogo".

Jo’ è forse il migliore esempio di dialogo: "Gli piace raccontarsi, stare in mezzo alla gente, è lui stesso che racconta l’autismo – spiega Chiara – sia con le parole sia attraverso i suoi disegni che usiamo, incontrando le scolaresche, per spiegare quanto sia facile stabilire un dialogo. Così è diventato popolare, lo adorano tutti, va a scuola sempre felice ed è molto orgoglioso dei libri che ha realizzato".

Due sono le pubblicazioni, adatte a diverse età, che il piccolo autore, ora studente di prima media, ha illustrato con immagini originali e di grande efficacia: una racconta la storia di Paolo che passa dalla tristezza alla gioia quando riesce a condividere con altri bambini un semplice gioco, l’altra mostra animali bellissimi ma anche l’evoluzione dell’uomo in cui ‘sopravvive la specie più disposta al cambiamento’.

Già laureata in scienze della formazione, Roberta ora frequenta la ‘magistrale’ in psico-pedagogia "perché – afferma – ci tenevo ad avere basi scientifiche per comprendere la situazione".

E conclude con un’immagine molto suggestiva: "Josè, che si esprime verbalmente, non ha problemi motori, va a nuoto e a musica e fa lo scout, ha dei limiti naturali: è come un piccolo extra-terrestre che non sa come viviamo, noi glielo possiamo far comprendere".