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di Antonella Leoncini
"Ci sono lavori che sembrano più ingrati di altri. Agli occhi del mondo, passare la vita fra morti, corone, addii, è una condizione di una tristezza immane, anche un po’ macabra. E, invece, queste situazioni possono nascondere una carica infinita di affetti, sensibilità e dolcezza, che ho voluto tirar fuori con ‘La stanza più fredda’". Francesco Rossi, 27 anni, regista, originario di Poggibonsi, racconta il suo film che, questa mattina alle 10. debutterà sul grande schermo del Politeama. Un’anteprima nell’anteprima perché questa pellicola, ambientata a Poggibonsi, ventitrè minuti di esperienze ad alto impatto umano, è la prima opera firmata dalla sua casa di produzione Filmarea, fondata con Silvia Groppa. Il cortometraggio, che parla di Attilio, un necroforo sensibile, innamorato di Lucia, un’infermiera con la quale non trova il coraggio di parlare, e di Carlo, il suo nuovo assistente, ha convinto il Festival Internazionale del Cinema di Cannes, selezionato per lo Short Film Corner. Un cast importante con Andrea Santonastaso, Leonardo Fiaschi, Daniela Morozzi, Eleonora Cappelletti. ‘La stanza più fredda’ è stato realizzato con il contributo di Caffè Toscano, la collaborazione del Comune di Poggibonsi, Fondazione Elsa, patrocinio Regione Toscana
‘La Stanza più fredda’?
"Interpreta la vita, i sentimenti, in un momento particolare: quello delle ultime settimane del primo lockdown. Eravamo stremati, disorientati, infelici. Mi sono chiesto cosa potevo fare; e, così, dopo gli altri miei cortometraggi, è nata ‘La stanza più fredda’".
Parlava di sensazioni, affetti.
"Li ho affidati agli interpreti del film: con i loro ruoli, il lavoro, stigmatizzano la situazione, personale, morale, che ha condizionato gli individui nel periodo del lockdown. Eravamo, comunque, nelle ultime settimane, quando intravedevamo un futuro diverso. Questo cortometraggio, infatti, è anche la storia dell’amicizia che aiuta Attilio a cambiare atteggiamento: cioè, a pensare ad un futuro diverso e migliore".
Poggibonsi?
"È la mia città che ha offerto lo scenario ideale per ‘La stanza più fredda’. Molte scene del film sono state girate in alcuni ambienti dell’ex ospedale Buresi. Così, il mio film è un’occasione di promozione del territorio".
Il Festival del Cinema di Cannes?
"Dopo l’esperienza nel 2019 come aiuto regista in ‘Passion Simple’ di Danielle Arbid; dopo l’arrivo, confesso, inaspettato di un Emmy Award come producer per ‘Sunday Morning’ della tv americana Chs, finalmente andrò a Cannes con un mio lavoro. Questa esperienza mi regala una forte emozione, una grande iniezione di fiducia".
Il futuro?
"Adesso il mio impegno è concentrato su Cannes ma penso già al prossimo progetto: un lungometraggio, che potrà rappresentare la naturale continuità della mia crescita. Ci stiamo riappropriando della libertà, della nostra vità: sarà interessante, stimolante, dare sul grande schermo volti, voci, gli scenari, al futuro migliore che ci auspichiamo". Dopo la mattina, proiezioni oggi 15,30; 17, 18,30.