Daniele Calosi, segretario della Fiom Cgil Toscana, interviene dopo il tavolo urgente riunito dal presidente della Regione Giani sulla vertenza Beko, dove è stata ritrovata l’unità istituzionale. Lo scontro politico con il ministero rischiava di mettere la crisi in secondo piano...
"Il merito della Fiom e degli altri sindacati è stato di riportare in primo piano una vertenza, che è nazionale, ma riguarda la Toscana. Non erano infatti possibili posizioni differenti al fine di tutelare il sito di Siena, che rappresenta uno degli ultimi baluardi della manifattura nella regione dopo la chiusura di Bekaert a Firenze, Gkn e Zanussi. A fronte della crisi dell’automotive e della moda, nonché della cassa integrazione per i lavoratori delle acciaierie toscane, se termina la produzione a Siena ci troveremo di fronte a un deserto industriale".
Ritiene il tema della proprietà del sito di viale Toselli effettivamente preminente ai fini della reindustrializzazione? "E’ preminente la continuità produttiva dopo il 31 dicembre, perché questo può accompagnare il progetto di rilancio dello stabilimento. Beko ha destinato 7 milioni a Siena, mi pare poco rispetto al totale di investimenti illustrati al tavolo nazionale. Chiediamo quindi per Siena le stesse condizioni riservate agli altri siti italiani e la continuità produttiva. Un eventuale nuovo investitore troverebbe così lavoratori con ammortizzatori sociali più lunghi nel tempo e avrebbe la possibilità di formarli grazie alle risorse regionali".
Concorda sull’individuazione di Invitalia? "E’ importante avere un sito con la disponibilità della proprietà. Potrebbe nascere una newco con Invitalia, Cassa Depositi e Prestiti e la partecipazione di enti e istituzioni regionali. Ma in questo meccanismo Beko non può andarsene, deve restare. Anche con una quota minima".
In questo panorama, che significato assume la visita del segretario generale Cgil, Maurizio Landini, oggi al presidio Beko di Siena? "Indica che la vertenza è nazionale, in un Paese dove interi settori pagano l’assenza di politiche industriali da parte dei diversi Governi succedutisi nel tempo. In pratica Beko ha acquistato da Whirlpool non dei siti produttivi, ma quote di mercato. A fronte della crisi dell’elettrodomestico, dell’automotive e della moda, il caso Beko è solo la punta dell’iceberg. Oggi abbiamo 299 esuberi nel sito di Siena e 1500 in Italia. Il ministro Urso dovrebbe visitare le aziende in crisi. Lo fa Landini, può farlo anche lui".