
Sala delle Sculture al Museo. nazionale Etrusco di Chiusi dove sarà allestita la mostra sul «Mito di Andromeda»
Chiusi e Taranto uniti nel nome di Penelope e Andromeda, due donne che hanno segnato la storia del mito greco. Proprio la moglie di Ulisse e la figlia di Cefeo e Cassiopea sono le protagoniste di uno scambio e reciproca promozione tra il Museo archeologico nazionale di Taranto e il Museo nazionale Etrusco di Chiusi. Sarà inaugurata il 9 aprile, alle 17 a Chiusi l’esposizione "Una donna tra le stelle: il mito di Andromeda", allestita anche grazie al contributo del gruppo Archeologico locale. Un focus che fino al 6 luglio porrà all’attenzione dei visitatori toscani due straordinari reperti di ceramica apula a figure rosse appartenenti alla collezione permanente del museo tarantino. Si tratta dell’imponente cratere con dipinta la liberazione di Andromeda, attribuita al pittore di Dario con la rara scena della riconciliazione tra Andromeda e i suoi genitori. Entrambi i reperti sono stati recuperati grazie ad un’importante operazione di rientro in patria di patrimonio archeologico frutto di saccheggi, portata a termine dal Nucleo Tutela del Patrimonio Culturale dei Carabinieri. A Taranto, fino al 6 luglio, nell’ambito della mostra internazionale Penelope a cura di Alessandra Sarchi e Claudio Franzoni, rimarrà in esposizione lo skyphos del pittore della protagonista dell’Odissea: l’importante vaso attico a figure rosse risalente al 440 a.C., conservato a Chiusi e raffigurante un episodio del mito di Ulisse con una rara rappresentazione di Telemaco che conversa con la madre Penelope seduta davanti alla famosa tela. L’accordo è stato siglato tra il direttore regionale musei nazionali Toscana, Stefano Casciu e la direttrice del Museo archeologico nazionale di Taranto, Stella Falzone. La convenzione è stata curata da Fabrizio Vallelonga, direttore del Museo archeologico nazionale di Chiusi e la funzionaria archeologa del museo pugliese, Agnese Lojacono.
Massimo Montebove