
Un barboncino strappato dalle braccia della propria padrona e ucciso da un pastore del Caucaso. Presto un fatto del genere potrebbe diventare un reato perseguibile penalmente per chi non non tiene a bada il suo animale
Parte la petizione "rendiamo l’uccisione di un animale domestico un crimine penale". Tutto nasce da un caso andato in scena a Castel San Gimignano. Tre sorelle hanno denunciato alla polizia municipale il 10 marzo scorso, un esemplare tipo pastore del caucaso, razza di grande taglia inserita nell’elenco di quelle pericolose ora però non più in vigore, ha aggredito una donna di 42 anni che teneva il suo barboncino in braccio. Strappandoglielo e trascinandolo via, causandogli lesioni fatali. "Il 10 Marzo, il nostro Chicco, un barbone nano adorabile, è stato strappato dalle braccia di mia sorella da un pastore del Caucaso – viene affermato nella raccolta firme sul sito change.org –. Si trovavano in un luogo pubblico, la nostra sicurezza dovrebbe essere garantita, invece abbiamo perso il nostro amato Chicco in un modo orribile". Ed ancora: "Se nel nostro paese avessimo delle leggi più severe riguardo all’uccisione degli animali domestici da parte di altri cani, Chicco potrebbe ancora essere con noi. Attualmente, l’uccisione di un animale domestico non comporta quasi mai conseguenze penali. Questo deve cambiare". Sulla pagina del sito dedicata alla raccolta firme viene sottolineato che secondo il British Veterinary Association, tra il 2014 e il 2019, c’è stato un aumento del 22% negli attacchi di cani a cani in Italia, quindi il problema è reale e crescente. "Quando un cane uccide un altro, il trauma per i proprietari e per la comunità è enorme – continua la raccolta firme –. Dobbiamo chiedere una legge che renda l’uccisione di un cane da parte di un altro cane un crimine con pene severe per i proprietari irresponsabili. Questa proposta sta ricevendo un ampio sostegno da parte di cittadini, associazioni animaliste e figure politiche sensibili alla tutela degli animali. Molti sostengono che non si tratta solo di un problema di sicurezza pubblica, ma anche di una questione di giustizia e rispetto per gli esseri viventi che condividono le nostre vite. In altri Paesi europei, norme più rigide esistono già e hanno contribuito a ridurre incidenti simili. Un’adeguata regolamentazione potrebbe inoltre incentivare una maggiore responsabilità da parte dei proprietari di cani di grossa taglia, incoraggiando percorsi educativi obbligatori e un controllo più severo sui comportamenti aggressivi degli animali. "È il momento di fare un passo avanti nel settore della protezione degli animali e del rispetto per loro. È ora di farlo per Chicco e per tutti gli animali domestici che non possono difendersi. È ora di firmare questa petizione per proteggere i nostri amati animali domestici". Lodovico Andreucci