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Valerio Sbrolli e Giulia Ferrazzani proprietari soci del ristorante “Lo Chalet” sul Monte Amiata
Nasce sull’Amiata il primo gin distillato con i prodotti della natura della montagna e la peculiarità delle piante officinali del territorio dei faggi ed abeti bianchi. Il prodotto è stato creato da Giulia Ferrazzani e Valerio Sbrolli proprietari soci del ristorante “Lo Chalet” sul Monte Amiata con la consulenza dell’esperto botanico di ingredienti officinali Emilio Benedetti. Valerio Sbrolli parla di questa novità apprezzata sull’Amiata.
Come nasce l’idea di un liquore tutto amiatino? "E’ un’idea che arriva avendo davanti l’immagine dei boschi millenari del Monte Amiata dove incontrastati sono i secolari faggi e l’abete bianco che donano a coloro che lo gustano narrazioni sensoriali che possano rimandare a quell’immagine di una terra incantata e magica. Non solo una bevanda dunque".
Quali sono i principali ingredienti di questo liquore? "La componente botanica di “Gin Amiata”, come dicevo, è stata studiata per evocare i profumi e i sapori del territorio. Al tradizionale ginepro, sono stati aggiunti il prezioso abete bianco, l’angelica, e il timo che arricchisce il prodotto con una nota fortemente erbacea e mediterranea. Il risultato è un distillato equilibrato con un’originale nota balsamica che lo distingue nel vasto panorama dei gin artigianali".
Anche la bottiglia è stata realizzata in omaggio alla terra amiatina. Quale significato? "Si, è una bottiglia prodotta da un’azienda che pone grande attenzione ai cicli produttivi e utilizza una percentuale di vetro riciclato. Il tappo di legno di faggio è un ulteriore omaggio e richiamo alla montagna ricoperta dalla faggeta più grande d’Europa".
Tra gli eventi visivi del logo vi è la figura stilizzata di un uccellino tipico del Monte Amiata, il significato? "Accanto alla croce monumentale dell’Amiata, due abeti stilizzati e appunto un piccolo uccellino il Nibbio Reale simbolo della fauna e del legame e la libertà con il territorio".
Come si può gustare questo “ in Amiata”? "Credo che si debba gustare “on the rocks” per esaltarne le sue note proprietà balcaniche. Certamente può essere abbinato come fine pranzo a base di un delicato risotto fatto con zafferano e funghi porcini di stagione dei nostri boschi e faggete amiatine".
Giuseppe Serafini