
Francesco De Grandi non ha esitato quando gli hanno chiesto di realizzare il Palio: "Che onore"
di Laura Valdesi
"Vuoi dipingere il Palio, mi è stato chiesto. Non ci ho pensato due volte. E’ stato subito un sì. Un’occasione che non ricapita più nella vita. Un grande onore", confessa Francesco De Grandi, l’artista palermitano che realizzerà il Drappellone dell’Assunta. "La prossima settimana ho una mostra a Dusseldorf in Germania, poi mi metterò subito a lavoro per il Palio", dice.
L’opera si deve sviluppare verticalmente vista la seta: un problema per la sua arte?
"Assolutamente no. Anzi, perfetta per il tipo di tematica che devo inserire, a partire dalla Vergine. Non mi sono neppure posto il problema. Sto invece cercando di capire bene come trattare la seta affinché riceva correttamente la pittura".
De Grandi, giusto definirla esponente della scuola palermitana?
"Sì, un termine coniato molti anni fa. Rappresentava più che altro qualcosa che accadde a Palermo a fine anni ’90, città molto diversa da oggi dal punto di vista culturale. Venimmo identificati in una sorta di scuola, in realtà fu tutto spontaneo. Accadeva che per motivi logistici, organizzativi e di amicizia, con l’idea di far vedere il nostro lavoro al nord, caricavamo le opere in auto e salivamo insieme fermandoci nelle varie città".
Una ’cifra’ a cui è rimasto legato?
"Certo. Oggi io, Alessandro Bazan con Fulvio Di Piazza insegniamo tutti all’Accademia delle Belle Arti di Palermo".
Com’è entrato in contatto con la nostra città?
"Sono venuto da piccolo e anche più di recente. Conosco bene Luca Pancrazi con la sua ’Made in Filandia’ che ha contatti con Siena. Poi Michela Eremita è venuta a Palermo diverse volte, ci siamo trovati. Lo scorso anno ho partecipato ad una collettiva al Santa Maria della Scala. Fermo restando che se uno poi ama la pittura deve per forza visitare Siena. Inoltre apprezzo molto Cesare Brandi".
Un grande critico dell’arte.
"Fu una folograzione da ragazzo. Mia sorella per un compleanno mi donò una sorta di abbonamento all’Einaudi per cui comprai diversi libri fra cui ’Disegno della pittura italiana’ di Brandi. Appena lo lessi lo trovai illuminante per qualità di scrittura e contenuti".
Il Palio l’ha mai visto?
"Un evento mitico. Finora solo in televisione, ho seguito le dirette, mi ha sempre affascinato. I cavalli montati a pelo, le monture... sembra di essere catapultati in un altro mondo ma non si tratta di qualcosa di polveroso quanto di un evento ben vivo".
Il Drappellone è dedicato al Giubileo: le opere su commissione sono nelle sue corde?
"Non molto, in verità. Però questo lavoro particolare è nelle mie corde per interessi iconografici, tematici, perché sono già oggetto di ricerca da parte mia elementi delle tradizioni popolari. Quanto alla rappresentazione dell’Assunta è anch’essa ben presente nella personale ricerca di iconografia mariana".
Conosce altri artisti che hanno dipinto il Palio?
"Loris Cecchini, l’ho incontrato di recente a Palermo, prima però di avere l’incarico dal Comune. Bellissimo il Palio di Guttuso".
Trarrà ispirazione da qualcuno?
"Guarderò in particolare l’iconografia medievale, i Drappelloni più antichi. Il mio sarà un Palio che attraversa il tempo"
I senesi sono molto esigenti: cosa promette loro?
"Grande rispetto per l’evento, sono consapevole che è importante e prezioso. Impone umiltà".
Cosa lega, seppure distanti, Siena e la sua Palermo?
"Il rapporto molto potente con le tradizioni profonde e fortemente aggregative. Alla nostra festa di Santa Rosalia c’è un’aggregazione che va oltre le fasce sociali. Siamo tutti sotto lo stesso cielo".
Teme possibili fischi? Siena non risparmia nessuno
"Ho scelto una vita di fischi e di elogi, è il mio pane quotidiano".
Ha un colore preferito?
"(Ride, ndr) Non le dico niente, ho capito come siete"