
In alto l’avvocato Antonio Voce, qui. sopra gli avvocati Bini e Meini
di Laura Valdesi
SIENA
"Una sentenza che ci lascia senza parole. Non vorrei che il tribunale, per salvaguardare una sentenza pregressa, abbia deciso di farne una a mio avviso ingiusta. Il dibattimento ha portato prove assolutamente nuove. Chiaramente faremo appello. Il nostro assistito? Disperato. Si dichiara assolutamente innocente e ha preso una condanna a nove anni". Duro il commento dell’avvocato Antonio Voce uscendo dal tribunale poco dopo il verdetto sul caso della violenza sessuale di gruppo su una studentessa senese avvenuta nella notte fra il 30 e il 31 maggio 2021 in una casa a due passi da Piazza del Campo. Alessandro Cappiello, 27 anni, che avrebbe partecipato all’abuso, è stato condannato ieri a 9 anni dal collegio presieduto da Fabio Frangini anche per lesioni. Per la stessa vicenda, nel dicembre 2022, il calciatore ora in forza alla Reggiana e prima al Genoa, Manolo Portanova, e suo zio Alessio Langella erano stati condannati con rito abbreviato a 6 anni. L’appello si svolgerà per entrambi il 4 novembre a Firenze.
Le ultime battute del processo, avvenuto a porte chiuse e durato quasi due anni, ieri mattina in tribunale a Siena. Il pm Valentina Magnini il 29 gennaio scorso aveva chiesto sei anni e 4 mesi per Alessandro Cappiello. Il collegio dopo le repliche si è dunque ritirato in camera di consiglio intorno alle 10.30. Ad attendere il verdetto la famiglia del 27enne che gli è sempre stata accanto. Palpabile la tensione per il pronunciamento su una vicenda molto delicata, scaturita dalla denuncia della studentessa senese di 22 anni che quella sera, ha sempre ribadito, credeva di avere un incontro solo con il calciatore ma poi sarebbe avvenuto l’abuso. Con lui lo zio, Langella appunto, un minorenne che all’epoca dei fatti aveva 17 anni, e Cappiello. Quest’ultimo aveva scelto la strada del dibattimento, assistito dagli avvocati Antonio Voce e Filomena D’Amora. Nel corso delle udienze sono stati ascoltati molti testimoni , figurava fra gli altri anche Ethan dei Maneskin ma poi non è stato ritenuto necessario sentirlo.
Il verdetto è arrivate alle 12.30. I primi ad uscire dall’aula, letto il dispositivo di condanna, sono stati gli avvocati di parte civile, Jacopo Meini che assiste la studentessa, e Claudia Bini dell’Associazione ’Donna chiama Donna’. "Questa sentenza arriva al termine di un dibattimento con testimoni escussi, le prove espletate. Rispetto a prima c’è stato un approfondimento superiore", sottolinea a caldo Meini. "Siamo molto contenti che venga confermata la solidità del quadro accusatorio e la correttezza di tutto quello che la ragazza ha fatto per arrivare a questo punto. Sono percorsi che, seppure necessari, risultano dolorosi per chi li affronta. Adesso la ragazza e la sua famiglia cominceranno a tirare un sospiro di sollievo", osserva l’avvocato Bini. "Gli abbiamo subito mandato un messaggio – aggiunge Meini riferendosi alla giovane –, poi le diremo tutto. Era felice, viene fuori da tanti anni difficili. Un incubo. Ha continuato a seguire, dietro nostro consiglio, gli psichiatri e speriamo che questo sia un punto di inizio anche per lei per voltare pagina e cercare di pensare il meno possibile". Alla domanda se una delle testimonianze aveva messo in dubbio la ricostruzione Meini ribatte: "Sono stati tutti sentiti, sia all’interno, sia gli amici, in modo molto approfondito". Non nasconde poi che il quadro accusatorio abbia retto anche in dibattimento "è importante anche in previsione dell’appello che sarà a novembre". Fra novanta giorni saranno depositate invece le motivazioni della sentenza Cappiello.