GIOVANNI BOGANI
Cultura e spettacoli

Cinema, Massimo Ceccherini: "Lucignolo addio, sono rinato con Pinocchio"

Dopo anni di crisi, l'attore non solo interpreta la Volpe ma ha scritto anche scene del film di Garrone : "Fra noi è nato l’amore"

Ceccherini in una scena di "Pinocchio"

Ceccherini in una scena di "Pinocchio"

Firenze, 4 gennaio 2020 - Massimo Ceccherini ascesa, caduta e resurrezione. Un talento prepotente e sregolato, il suo, che ha rischiato di finire per sempre nell’ombra. "No, non è che lavoravo poco: non mi chiamava proprio nessuno. Un po’ per errori miei, per comportamenti miei", confessa senza nascondersi Massimo.

"Sono passato dal non fare più niente a lavorare con Matteo Garrone, uno dei registi più bravi del mondo, e con Roberto Benigni, il mio idolo da quando ero ragazzo". Un salto mortale del destino. Nel Pinocchio di Matteo Garrone, Massimo non è soltanto la Volpe con il cappotto logoro, i capelli come rami di un albero impazzito, le unghie luride e lunghissime, i fili della barba e dei baffi che gli corrono sul viso. Questo Pinocchio è molto suo, fin da prima del primo ciak. Perché, insieme a Garrone, è proprio lui che lo ha scritto.

Qualche anno fa, non ci avresti scommesso una lira. Irrequieto, insoddisfatto, Massimo sembrava volesse distruggere tutto, ogni rapporto, ogni armonia. Ragazzo di grande cuore, di grande generosità e talento, diventava preda della rabbia, di una voglia insostenibile di far male a se stesso. E così, lo vedevi perdere occasioni. Con quella faccia in cui sembravano riassumersi tutto il dolore e la sgangheratezza del mondo, Massimo ne poteva fare, di cose. E invece.

E invece, Massimo, questo film è in gran parte suo.

"Non so se sia mio, ma so che è un film diverso da tutti quelli che ho fatto. Sono partito per interpretare soltanto un ruolo, quello della Volpe che poi ho interpretato nel film. Ma strada facendo, Matteo Garrone ed io ci siamo innamorati. Proprio come una coppia".

E come è andata?

"Non ti dico tutto quello che abbiamo fatto. Ma a un certo momento ci siamo detti ‘e ora che si fa?’. Siamo due uomini, e allora abbiamo deciso di fare un film. Se Garrone fosse stato una donna, non ci sarebbe stato il film".

Come è andata la creazione della storia, delle scene?

"Si è creata un’armonia fra di noi che mi ha permesso di sentirmi libero di proporre, di andare a ruota libera. Pinocchio è la storia con cui sono cresciuto, il mio punto di riferimento; il primo film che ho fatto da regista si chiama Lucignolo. Ho fatto Pinocchio a teatro con Carlo Monni e Alessandro Paci; vivo insieme a Pinocchio fin da quando ero bambino".

Il film è molto visionario, ma anche molto classico. Avete deciso di rispettare molto Collodi.

"Matteo ed io volevamo che Collodi non si rivoltasse nella tomba. Abbiamo fatto pochissime aggiunte, come la scena nella locanda, in cui Geppetto prova a convincere l’oste che sedie, tavolo, porta necessitano di riparazioni, per poter avere un piatto di minestra. Un modo per far percepire la sua miseria".

Benigni ha parlato molto bene di lei. Ha guadagnato la sua stima…

"Me lo auguro! Lui ha guadagnato anche 300 euro, perché una sera abbiamo giocato a poker e io ho scartato tutte le carte buone, pur di farlo vincere!".

Che cosa ha capito da questa esperienza?

"Che per fare un film, devo stare bene con chi ho intorno. Se devo fare un film con gente con cui non sto bene, soffro. Sì, però… Però anche se mi chiamano per una fiction marcia, brutta, io ci vado di corsa!".

Parlando con lei, sembra di sentire una persona rinata. Da che cosa dipende questa rinascita, secondo lei?

"Da un lampo che è venuto dal cielo. E penso che sia stato Carlo Monni, da lassù, che mi ha fatto incontrare la mia mogliettina, Elena, che non a caso di lavoro fa l’operatrice sanitaria. Io, quella mattina, l’ho vista con una maglia con su scritto ‘Misericordia’, il nome della confraternita che fa assistenza e soccorso da ottocento anni in Toscana. E sono rimasto folgorato. È lei che mi ha salvato, più di tutti".

È stata la misericordia divina

"Esatto! Prima la misericordia ‘di vino’, poi quella divina!". © RIPRODUZIONE RISERVATA